Ungheria

IL MIO VIAGGIO A BUDAPEST

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La Parigi dell’Est, la regina del Danubio, la porta dell’Europa orientale… sono  molte le maniere in cui la capitale ungherese è stata definita nel corso della storia e ciascuna di queste definizioni, dal mio punto di vista, può essere calzante, ma solo fino ad un certo punto.

Budapest è, semplicemente, Budapest; ogni accostamento ad altre città mi sembra inappropriato, se non, addirittura, fuori luogo. E’ vero che Budapest, così come Parigi, è una grande capitale europea splendidamente adagiata sulle sponde di un grande fiume, è vero anche che a Budapest, così come a Parigi, si alternano stradine pittoresche a grandi boulevard, ma ad di là di ciò, ad onor del vero, non ho visto tutte queste similitudini: ognuna di queste due città conserva la propria identità e l’accostamento mi sembra alquanto forzato.

Budapest, come dicevo, è adagiata sulle rive del Danubio, anzi, per essere ancora più precisi, la città è tagliata in due dal fiume, o meglio, vi sono due città (Buda e Pest), separate da quel fiume: a monte, la romantica ed affascinante Buda; a valle la città commerciale, l’energica e frizzante Pest. Detto questo, definire Budapest la regina del Danubio, mi sembra quantomeno irriguardoso nei confronti di altre grandi città solcate dalle stesse acque del Danubio: su tutte, sicuramente Vienna, ma nono solo Vienna…

Anche sulla definizione della città come una sorta di “Porta verso l’Oriente” avrei qualcosa da ridire, nella misura in cui tale definizione risente di un certo “soggettivismo culturale”. E’ innegabile che Budapest, per la sua posizione geografica e per le sue radici storiche, sia contemporaneamente intrisa di elementi culturali che richiamano sia all’Occidente che all’Oriente. Questa caratteristica, tuttavia, non è una prerogativa esclusiva della capitale ungherese. Ho visitato città, quali ad esempio Istànbul, dove tale connotazione si mostrava in maniera ancor più decisa. E ricordo ancora una conversazione che ebbi su questo argomento con un ragazzo di Ankara che dissentiva sul mio punto di vista, allorquando definii Istànbul come “Porta d’Oriente”; a suo modo di vedere, la città del Bosforo andava considerata, invece, come “Porta d’Occidente”… tutto è molto relativo, dipende da quale punto di osservazione si guardano le cose!

Al di là di queste disquisizioni, il dato innegabile è che molti di noi, ad un certo momento della vita, per qualche motivo, abbiamo avvertito l’irrefrenabile desiderio di visitare Budapest. La città, d’altro canto, attrae moltitudini di visitatori da ogni parte del mondo, per svariate ragioni: la bellezza del Danubio, maestoso e punteggiato da isole, è chiaramente inconfutabile; il castello che domina dall’alto ed i grandi palazzi del centro sono davvero stupendi; ciò che però mi ha colpito maggiormente in questa città è l’atmosfera unica che vi si respira: vitale, cosmopolita e bohemien.

Buda, con il suo splendore medievale, rinascimentale e barocco, ospita vari edifici monumentali fra i quali il Palazzo reale, un castello costruito nel XIII secolo che dall’alto della collina domina l’intera città; la prospettiva migliore del Palazzo si coglie a valle, dalla riva del fiume che bagna Pest.

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Sempre nella collina di Buda si trova lo scenografico Bastione dei Pescatori, costruito all’inizio del secolo scorso e così chiamato  in onore proprio di quei pescatori che decisero di riunirsi in una corporazione per difendere la città dagli attacchi in epoca medievale.

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Dal bastione dei Pescatori la vista sul Danubio e sulla parte bassa della città è, a dir poco, incantevole.

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A pochissima distanza dal Bastione, percorrendo una picccola e pittoresca stradina, si innalzano al cielo le guglie gotiche della Chiesa di Mattia, fatta costruire alla fine del ‘400 ma, successivamente, ampiamente rimaneggiata ed arricchita; durante il periodo dell’occupazione turca la Chiesa fu anche trasformata in Moschea. All’inizio del secolo scorso, a seguito di profondi lavori di ristrutturazione, infine, assunse l’aspetto con cui si presenta ai nostri giorni. Da segnalare le singolari maioliche che decorano il tetto del tempio.

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Caratterizzano questa parte della città incantevoli stradine, piccoli negozietti e botteghe artigiane. Per arrivare fin sulla collina di Buda c’è pure un collegamento con una storica funicolare che parte dalla parte bassa, precisamente dal Ponte delle Catene, per arrivare nei pressi del Palazzo reale.

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A proposito: durante il mio soggiorno a Budapest ho notato sin da subito una concentrazione di gitani ben più alta di quanto mi potessi immaginare. Eppure, contrariamente a ciò che, purtroppo, accade spesso nel nostro Paese, non ho visto nessuno di loro elemosinare per strada, neppure i bambini: tutti, nel bene o nel male, svolgono un lavoro, chi spazza le strade, chi vende negli appositi stand oggetti d’artigianato, chi suona il violino nei ristoranti tipici; ripeto, nessuno ciondola per le strade o chiede la carità.

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A volte le dinamiche politiche incidono anche sulle caratteristiche comportamentali dei popoli, ma questa è un’altra storia…

Ritornando alle bellezze di Budapest,  mi sembra opportuno ricordare che la città è famosa per i suoi storici e splendidi ponti che attraversano il Danubio e mettono in comunicazione i vari quartieri dell’area urbana. Tra questi ponti, il più bello è sicuramente il già citato Ponte delle Catene, uno dei simboli della città. A guardia dello storico Ponte due enormi leoni in marmo che, secondo la leggenda, dovrebbero ruggire allorquando il ponte venga attraversato da un uomo che non sia mai stato tradito dalla sua compagna. Ho parlato direttamente con alcuni abitanti di Budapest e mi hanno assicurato che in città nessuno ha mai udito ruggire quei leoni: ognuno può trarne la conseguenza che ritiene più logica…

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Budapest è anche conosciuta nel mondo come la “città delle terme”: la capitale ungherese è davvero ricca di stupendi stabilimenti termali: sotto il suolo di Budapest si muovono, infatti, sin dall’antichità, le sorgenti termali più rinomate d’Ungheria.

Si dice che sia quasi un sacrilegio visitare la capitale ungherese e non provare, almeno una volta, le sue famose terme. Ebbene, io ho commesso tale sacrilegio poiché, a causa del mio fitto ruolino di marcia, ho dovuto rinunciare al piacere di immergermi in quelle benefiche e salutari acque. Mi sono limitato a visitare dall’esterno le sontuose Terme di Szèchenyi, uno dei più grandi ed antichi stabilimenti termali d’Europa, attivo sin dalla fine dell’ottocento, che si trova nel bellissimo parco Városliget.

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Nello stesso parco mi sono imbattuto, quasi per caso, nell’Anonymus, una scultura piuttosto enigmatica ed inquietante di un misterioso monaco con il volto chino e parzialmente coperto dal cappuccio; il monaco è raffigurato in fase contemplativa, con un codice aperto sulla mano sinistra e una penna sulla mano destra. Tra le varie leggende e scaramanzie intorno a questa statua, la più popolare racconta che toccare la penna impugnata dall’Anonimo possa portare fortuna e successo a chi ambisca a diventare scrittore. Io confesso d’aver toccato quella penna, ho scritto anche dei libri, ma il successo, purtroppo, l’ho sto ancora aspettando…

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Sulla sponda del Danubio, sempre dalla parte di Pest, vi è un altro simbolo della città e una delle mete turistiche più famose del Paese: il Palazzo del Parlamento.

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L’edificio è un vero gioiello di architettura, non solo all’esterno, ma anche internamente. Ho avuto la fortuna di effettuare una visita guidata che mi ha svelato i segreti di questo splendido palazzo. Se avete tempo a sufficienza, vi suggerisco di non lasciarvi scappare l’occasione. Per informazioni dettagliate su orari e prezzi aggiornati della visita, potete consultare il sito ufficiale cliccando qui.

Per i più golosi, chiudo questa mia pagina su Budapest, con un suggerimento che potrebbe rivelarsi utile, al fine di esaltare il piacere del vostro palato: partendo dal Parlamento e proseguendo sul lungofiume, dopo una passeggiata di circa dieci minuti, concedetevi una gradevolissima sosta al Café Gerbeaud.

Budapest, in generale, è una città ricca di pasticcerie e caffetterie con atmosfere che sembrano riportarci indietro di oltre un secolo. Questo è un altro aspetto della capitale ungherese che credo bisogna conoscere, per capire fino in fondo l’anima di una città che vive ancora tra le nostalgie del passato.

Nello specifico, il Café Gerbeaud, nato intorno alla metà dell’ottocento, è sicuramente la più famosa pasticceria di Budapest, anche in virtù dell’edificio in cui è ospitato, un bellissimo palazzo storico in pieno centro. Le sale interne sono davvero molto affascinanti e sfarzose, con cristalli, marmi e stucchi. Andateci e vi sembrerà di fare un salto indietro nel tempo, respirando gli antichi splendori del passato.

All’uscita dalla pasticceria, concedetevi un’ultima passeggiata per la strada più famosa di Pest, che si trova proprio dietro l’angolo, a due soli passi dal Cafè Gerbaud: mi riferisco alla celebre Váci Utca, una delle principali arterie pedonali, parte integrante del cuore artistico e commerciale di una città senza tempo, che certamente saprà conquistare il vostro cuore, così come ha saputo conquistare il mio.

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