Norvegia

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Molti dei viaggiatori che si recano in Norvegia per la prima volta, generalmente, lo fanno perché attratti dal richiamo di una Natura spettacolare, che si manifesta nelle sue forme più articolate ed affascinanti in quelle strette insenature sul mare, dominate da ripidi promontori e vallate scoscese: i fiordi.

Alcuni, invece, decidono di mettersi in viaggio verso la Norvegia, con l’intenzione primaria di superare il limite geografico del Circolo Polare Artico, puntando la prua verso Hammerfest, la città più a Nord del mondo e, soprattutto, verso il mitico Capo Nord, un luogo unico e fantastico, che evoca scenari incredibili e mozzafiato, quali l’aurora boreale ed il sole di mezzanotte.

In pochi pianificano un lungo viaggio sino in Norvegia, semplicemente per visitare la sua capitale… Oslo.

Tra le varie e splendide capitali nordiche, Oslo, per effetto di un pregiudizio abbastanza diffuso, cede il passo alle più blasonate Stoccolma e Copenhagen e, rispetto a quelle, secondo l’opinione di molti (persino di quelli che non l’hanno mai visitata), la capitale Norvegese non sarebbe dotata del medesimo fascino, dello stesso appeal.

Il pregiudizio, come amo ripetere, è solo un’opinione senza giudizio ma, chiaramente, il suo peso specifico può essere determinante e può condizionare le scelte e gli orientamenti delle masse. Non a caso Einstein diceva che “è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”.

Così anch’io, vittima di questo banale preconcetto, avevo sognato tante volte un viaggio nelle distese ghiacciate di Capo Nord o tra i maestosi fiordi (inclusi, peraltro, nel prestigioso elenco UNESCO del Patrimonio Mondiale dell’Umanità), ma giammai avevo preso in considerazione l’ipotesi di mettermi in viaggio con destinazione finale Oslo.

E difatti, ad onor del vero, il mio passaggio ad Oslo è meramente strumentale; Oslo è solo una tappa intermedia, uno stop-over (come si dice in gergo tecnico), durante un lungo e meraviglioso viaggio che da Palermo mi porterà sino a Reykjavik, in Islanda, permettendomi di scoprire quella selvaggia isola artica dove vivrò una delle più emozionanti avventure della mia vita di viaggiatore.

Eppure, non appena arrivato, mi basta pochissimo per capire che Oslo è una città che ha davvero tanto da offrire al visitatore, una città vivace, una città dal sapore internazionale ed allo stesso tempo immersa in una natura incontaminata a pochi passi dal centro, una città sostenibile e ricca di aree verdi, una città che offre innumerevoli attività culturali ed occasioni di divertimento.

Ogni tanto mi piace pensare che i luoghi siano, in un certo senso, come le persone, poiché mostrano al viaggiatore, talvolta (ma non sempre) la loro personalità, la loro intima essenza. Dei tanti luoghi che ho visitato, alcuni mi hanno svelato i loro segreti e mi hanno fornito una spiegazione, altri, invece, sono rimasti un enigma, sono rimasti avvolti dal mistero. In alcuni casi tra me ed un luogo visitato è scoccata una scintilla, in altre circostanze, come è naturale che sia, è sorta, invece, un’antipatia, persino una diffidenza o un’inimicizia: per farla breve, tra me e la città di Oslo è stato subito “amore a prima vista”.

L’unica nota decisamente stonata è quella relativa ai prezzi: Oslo è tristemente conosciuta per essere la città più costosa al mondo. Tirare la cinghia, da queste parti, è un’impresa praticamente impossibile!

Arrivo ad Oslo con un volo della SAS, la compagnia di bandiera scandinava. Dall’aeroporto internazionale di Gardemoen, la città dista circa cinquanta chilometri; la tratta è comodamente coperta da un modernissimo treno (Flytoget), che parte ogni dieci minuti e copre la distanza in meno di venti minuti.  Il costo del biglietto non si può definire low-cost, ma risulta, comunque, competitivo, sopratutto se si paragona al prezzo a dir poco proibitivo del taxi.

L’albergo è un ottimo albergo della catena Thon, una delle catene con diffusione più capillare nel territorio norvegese: Thon Hotel Europa. La posizione centralissima dell’Hotel, a pochi passi dal Palazzo Reale ed a breve distanza dalle principali attrazioni, mi permette di evitare l’uso dei mezzi pubblici durante il mio intero soggiorno in città.

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Il tempo di depositare il bagaglio e sono subito in marcia verso Vigeland Park, un’area verde a circa un miglio di distanza dal mio albergo. L’aria è fresca e pulita, il cielo sereno. Decido, quindi, di fare la strada a piedi per prendere un primo contatto diretto con la città e la scelta si rivela azzeccata, perché la passeggiata risulta davvero molto piacevole.

Il parco è, a dir poco, originale; dalle siepi e dai cespugli fioriti saltano fuori, qua e là, statue di donne, uomini e bambini nudi, in tutte le pose immaginabili, che celebrano i vari sentimenti umani: rappresentazioni dell’amore, dell’entusiasmo e della rassegnazione accanto a rappresentazioni dell’indifferenza, della gioia e del dolore.

Tutte le opere sono di uno stesso autore, Gustav Vigeland, un artista che qualche anno prima di morire, circa cent’anni fa, ha fatto dono alla cittadinanza di tutti i suoi capolavori, oggi esposti in questo splendido parco comunale, che appare ai miei occhi come un vero e proprio “museo all’aperto”.

Le giornate qui sono molto lunghe (specie in Estate) e così, c’è ancora tempo per una visita al Palazzo Reale, tutt’ora residenza dei sovrani Norvegesi, e per una passeggiata nel curatissimo giardino circostante, sotto gli occhi attenti (ma pacifici) delle Guardie Reali.

Il mattino seguente, inevitabile una rapida sosta in “Karl Johans Gate”, la centralissima via dello shopping e dei caffè all’aperto (tempo permettendo): la giornata è fantastica ed i tavoli sono tutti pieni di avventori che consumano la loro colazione sotto i raggi del sole che, a queste latitudini, accarezza dolcemente, senza picchiare in modo particolarmente feroce.

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Il giro della città prosegue: la tappa successiva è il Municipio con la visita del salone in cui ogni anno viene consegnato il Premio Nobel per la Pace: un luogo, sotto certi aspetti, emozionante…dove occorre fermarsi e riflettere! Interessante la sala attigua al salone della cerimonia, nella quale sono esposte le foto di tutti i vincitori del Premio, con le didascalie che spiegano il perché ciascuno di essi sia stato insignito con il prestigioso riconoscimento.

Approfittando della bella giornata, mi spingo sino al lungomare per una visita al Teatro dell’Opera: un’originalissima costruzione con un tetto bianco inclinato che sembra emergere dal mare. Da non perdere una salita sino alla cima dell’edificio, da cui si gode una splendida vista sul fiordo di Oslo.

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Sulla strada del ritorno mi immergo nella piacevole atmosfera di  Aker Brygge, una delle aree più frequentate ma, al contempo, eleganti di Oslo. Si trova giusto sul lungomare e, da qui, è possibile effettuare una bella passeggiata ammirando alcuni scorci suggestivi della città. La zona è superaffollata di persone, ristoranti e locali alla moda quindi, se non vi piacciono particolarmente i luoghi troppo “di tendenza”, potrebbe non essere il posto adatto alle vostre esigenze, viceversa…”enjoy the mess!”

Assolutamente da non perdere, invece, una visita alla Galleria nazionale, che è ubicata proprio nel cuore della città, a pochi passi dalla via principale ed a cinque minuti a piedi dal mio albergo. All’interno della Galleria si trovano opere non solo di artisti norvegesi, ma anche di noti artisti internazionali (tra gli altri Picasso, Monet, Rodin…). Ovviamente l’attrazione principale è rappresentata dal celeberrimo “URLO” di Munch: da solo, vale la visita alla galleria!
Il costo del biglietto è pari a circa 10 euro; all’ingresso forniscono una chiave elettronica per l’armadietto dove depositare borse ed oggetti vari, la cui immissione all’interno delle sale non è permessa. Le foto sono ammesse, fuorché nella sala dove si trova il quadro di Munch. Devo confessare che davanti al quadro su cui così tanto ho fantasticato durante gli anni della mia adolescenza, non ho saputo resistere alla tentazione ed ho premuto il grilletto (della macchina fotografica, s’intende…) subendo la reazione rabbiosa del guardiano addetto alla sorveglianza. Ma non mi pento…anzi: lo rifarei! Alla fine del percorso, solito giro insulso per lo “shopping centre” del Museo.

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Il mattino seguente, mi aspetta un’escursione giornaliera di grande interesse naturalistico e culturale: la penisola di Bygdoy.

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Partendo dal porto vecchio della città ed acquistando un biglietto ad un prezzo popolare (cosa più unica che rara in una città dove tutto è carissimo…se potessero farebbero pagare finanche l’aria che si respira!), salgo a bordo di un traghetto che, dopo circa venti minuti, mi conduce, per l’appunto, a Bygdoy, una lussureggiante penisola, appena fuori il centro abitato di Oslo. Durante la navigazione ho la grande opportunità di ammirare, in tutto il suo splendore, l’incantevole fiordo di Oslo, costellato da decine di isolotti, molti dei quali occupati da boschi e parchi naturali. Nel fiordo la gente del posto pratica varie attività sportive, dalla pesca alla canoa, dalle immersioni subacquee alle gite in battello o in barca a vela.

Giunto sul posto, decido di visitare il Museo delle esplorazioni Polari: la visita è estremamente interessante, poiché mi fa acquisire piena consapevolezza del sacrificio e del grande amore per la conoscenza e l’avventura dei primi pionieri alla conquista dei ghiacci polari. Ad intervalli regolari proiettano un bellissimo documentario (in tutte le lingue) sulle esplorazioni polari: il filmato (in cui, peraltro viene dato il giusto risalto anche al valore dell’impresa dell’italiano Nobile) è, dal mio punto di vista, assolutamente da non perdere. Unico neo: il gran caldo all’interno della struttura ed un intenso odore di naftalina! Per informazioni su orari e tariffe, potete cliccare qui.

All’uscita, c’è giusto il tempo per un gelato ed una passeggiata in mezzo alla natura…

Nell’ultimo giorno della mia breve permanenza in Norvegia, a poche ore dalla partenza del mio aereo per l’Islanda, Oslo mi regalo l’ultima meraviglia: una passeggiata nel quartiere di Damstredet e Telthusbakken, una delle pochissime zone del centro di Oslo con caratteristiche casette in legno con tetti spioventi, risalenti alla fine del settecento. L’atmosfera è idilliaca e, durante la piacevole camminata, ho come l’impressione che il tempo intorno a me si sia improvvisamente fermato.

E’ questo l’ultimo ricordo che ho di Oslo, le ultime immagini che ho immortalato con l’obiettivo della macchina fotografica e che ho fissato per sempre nella mia memoria.

Ma come dicevo all’inizio di questa pagina del mio blog, la Norvegia, ovviamente, non finisce qui. La Norvegia è anche e, soprattutto, la Norvegia dei fiordi, caratterizzata da un insieme di splendidi paesaggi venutisi a creare durante le ere glaciali, paesaggi rimasti miracolosamente inalterati sino ad oggi. Non è un caso che l’UNESCO abbia incluso il paesaggio dei fiordi Norvegesi (rappresentato dal Geirangerfjord e dal Nærøyfjord), nell’elenco del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Ed è tra questi magici fiordi che presto o tardi mi ritroverò, così da poter raccontare a chi avrà voglia di ascoltare, un’altra memorabile pagina della mia vita di viaggiatore.

 

2 pensieri riguardo “Norvegia

  1. Mi piace molto leggere le impressioni dei viaggiatori sulla Norvegia. Ci sono stata tre volte, ho uno zio che abita vicino a Bergen. Questo mi ha permesso di conoscere meglio la vita quotidiana e la mentalità norvegese, di vivere un po’ in questa maniera. La Norvegia nel suo insieme non mi piace. La natura è stata generosa con questa terra, ci sono paesaggi fantastici, viste mozzafiato; i fiordi ti regalano scorci che ti fanno restare a bocca aperta. L’aria è leggera, ti sembra di essere in un quadro. I verdi, il contrasto con la roccia, il blu del mare. Se hai la fortuna di ammirare tutto questo con il sole, oltre a ritenerti fortunato, la Norvegia ti avrà donato tutte le sue migliori e inaspettate sfumature. La pioggia, il cielo nuvoloso, l’assenza del sole, appiattiscono il paesaggio, spengono i colori, sembra tutto uguale, pesante, sospeso in un limbo. Perché la pioggia non è mai una vera pioggia battente, ma una pioggerella noiosa, poco convinta, fastidiosa. E il cielo non è mai davvero nero, è grigio, di un grigio indefinito. Non è il cielo d’Irlanda con le sue nuvole gioiose che attraversano il cielo rincorrendosi. Sebbene l’abbia vista anche con il sole non ho nostalgia della natura norvegese e per me, la nostalgia, è quella misura che mi dice quanto un paese (probabilmente qualsiasi cosa) mi è entrata dentro. I norvegesi, ti parlo dei norvegesi che non vivono in città, ma nei centri più piccoli, vivono in graziose casette di legno colorato, non ci sono recinzioni che dividono i giardini, non ci sono persiane alla finestre. Le finestre sono ampie così che la luce, quando c’è, possa entrare liberamente nelle case. L’arredamento in genere è essenziale, lineare, a suo modo accogliente. Quei dettagli che dovrebbero dare personalità sembrano rivelare tutto il contrario, c’è come la ricerca rigorosa di una perfezione, che deve integrarsi nella natura, il cui rispetto diventa quasi ossessione. La lingua norvegese è monocorde. Sebbene non la conosca è impossibile capire se chi parla è felice, triste, arrabbiato, irritato, sorpreso. C’è tutta una compostezza effimera, tutto è trattenuto. Non c’è passione, coinvolgimento. Sembra tutto costruito a misura d’uomo, dai giochi di legno per i bambini, ai treni puntuali che nemmeno la Svizzera. Il norvegese è orgoglioso della sua terra, la ama, la difende, non farebbe a cambio con nessun altra. Mio zio è più norvegese di un norvegese di mille generazioni. Odia l’Italia. Giustifica la Spagna, dove si trasferisce nei mesi invernali, perché, forse sì, il clima invernale norvegese non è proprio l’aspetto migliore del suo amato paese.
    Lo scorso anno, insieme ad un altro blogger, abbiamo scritto un breve racconto della nostra esperienza norvegese, ci siamo trovati in accordo con le sensazioni. Se ti fa piacere leggere il link sul mio blog è questo http://www.lapoetessarossa.it/2017/09/15/1118/
    Ho visitato a Oslo più o meno le stesse che hai visto tu. Con la pioggia e con il sole. Nel mio terzo viaggio ho avuto la fortuna di vedere il sole per due settimane e di cenare all’aperto con 28 gradi. Nonostante tutto mi resta un sogno, tornarci una quarta. Vorrei andare sopra il circolo polare artico, non necessariamente a Capo Nord, anche se toccare i punti estremi in un viaggio è una cosa che per me ha sempre un grande fascino.
    Spero di non averti annoiato con la mia divagazione.
    Un saluto
    Silvia

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    1. Ciao Silvia,
      non mi hai affatto annoiato, tutt’altro! Condivido alcune delle tue considerazioni; su altri aspetti sospendo il giudizio, poiché la mia permanenza in quel lontano Paese scandinavo è stata talmente fugace, da non permettermi di cogliere degli aspetti che non sono sfuggiti, invece, alla tua attenta analisi.
      Ti ringrazio per avermi suggerito la pagina del tuo blog: l’ho appena letta e l’ho trovata estremamente interessante.
      Confesso che piacerebbe anche a me superare la linea del Circolo Polare Artico; ci sono andato davvero molto vicino durante un viaggio in Islanda. Penso che il superamento di quel limite (non solo per un mero motivo geografico), sarebbe il coronamento di un sogno… un momento di intensa emozione.
      Grazie ancora per essere passata dal mio blog ed aver lasciato il tuo segno 🙂

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