Messico

DSCN0418

Un viaggio in Messico apre le porte ad una terra dal fascino incredibile, che trasmette una spensierata leggerezza e regala sensazioni uniche. In una vacanza in Messico bellezza e mistero creano le coordinate ideali di un paesaggio dalle tinte forti, pronto ad offrirsi alla curiosità del visitatore e a conquistarlo con la magia delle sue suggestioni e dei suoi contrasti.

Dal deserto alle foreste tropicali, dalle lunghe spiagge alle alte catene montuose, dai vulcani alle maestose barriere coralline del Mar dei Caraibi, ogni cosa è permeata da un’atmosfera speciale che pare voler custodire i segreti delle antiche civiltà Maya e Azteca, e che rende il Messico un luogo tutto da scoprire. Archeologia e storia, natura e relax, artigianato, curiosità e cultura, e per finire la cucina, tra le più ricche e saporite al mondo: tutto questo è il Messico.

Di tutto questo io non ho visto quasi nulla!

Il mio viaggio in Messico, infatti, è circoscritto soltanto ad una veloce escursione consumata nello spazio di una mezza giornata.

Mi trovo in quel di San Diego, l’ultima città degli Stati Uniti, nella bassa California, quasi al confine con il Messico. San Diego è una città vivace, dinamica, energetica. Passeggio sul lungomare e la mia attenzione è attratta da scene di vita quotidiana: ragazze che fanno jogging, aitanti giovanotti che si lustrano i muscoli con esercizi ginnici, famiglie che passeggiano con i propri figli, persone di tutte le età che si rilassano semplicemente in riva al mare sorseggiando un cocktail o leggendo un buon libro, gruppetti rock che si esibiscono in concertini più o meno improvvisati.

Ad un tratto mi balena un’idea per la mente: perché non provare ad attraversare il mitico confine e mettere piede in Messico?  Appena il tempo di ragionarci sopra qualche minuto e mi ritrovo a bordo di un pullman di linea che con soli cinque dollari, dopo un brevissimo tragitto, mi scarica nei pressi della frontiera di San Ysidro, porta d’accesso per il Messico, ancora in territorio statunitense, ma ad un paio di centinaia di metri dal centro di Tijuana.

Da lì bisogna proseguire a piedi. Una breve camminata sotto il solleone ed arrivo al check point americano. Ci sono un paio di poliziotti, ma nessuno di loro mi dice nulla e nessuno mi controlla i documenti; anzi, con ampi gesti, mi invitano a sgomberare rapidamente il campo.

Percorro un lungo corridoio che mi conduce ad una grande porta girevole di metallo, attraversata la quale, mi ritrovo all’improvviso dinanzi al check Point messicano.

DSCN890052

Sul versante messicano, un militare in uniforme mi porge svogliatamente un paio di domande generiche sul perché mi stia recando in Messico e per quanto tempo abbia intenzione di rimanere. La mia risposta è altrettanto generica: vengo per “turismo” e rimango solo “mezza giornata”. Il militare non mi guarda neppure in faccia, appone il timbro sul mio passaporto, abbozza una smorfia, forse una specie di sorriso, ed aggiunge con voce sonnecchiosa “Bienvenido in Mexico!”

Tijuana non è una città semplice: è una città poverissima dove, dicono le statistiche, i bambini hanno alte probabilità di perdersi per strada, nell’illegalità o nel traffico della droga. Qualcuno la definisce come la città più pericolosa al mondo; non so quanto questo sia vero, ciò che appare evidente, anche al visitatore di passaggio come me, è che qui si respira un’atmosfera piuttosto “pesante”.

DSCN0420

Lungo tutta la strada che si percorre a passo d’uomo, s’incontrano decine di disperati che chiedono l’elemosina: c’è chi mi vuole vendere dei ricordi del Messico, chi statue della Madonna o tartarughe giganti in porcellana, scorgo improvvisati giocolieri che fanno rotolare sopra la loro testa quattro o cinque birilli alla volta, ed alcuni di loro sono in coppia, l’uno sopra le spalle dell’altro. Poi ci sono le carrette con cibo, bevande e altri prodotti non ben precisati.

DSCN0421

Tijuana, la città dove tutti hanno paura di tutti, perché tutti sembrano ladri o borseggiatori. Tijuana, la città dove le due cose che mi sento dire più spesso sono “Taxi, guy?” e “Do you want drugs?”. Tijuana, la città mitizzata da libri e film americani di un’intera generazione. Tijuana, per molti… nient’altro che un posto dove comperare stupefacenti: a Tijuana, infatti, non serve andare a cercare  la droga, sono gli stessi spacciatori che appena vedono che sei uno straniero, ti si affiancano per vendertela o, in alternativa, ti propongono donne a pagamento e molto altro.

Il cantatutore e chitarrista Manu Chao qualche anno fa cantava “Bienvenido a Tijuana, tequila, sexo y mariuana”, bastano forse queste tre sole parole per spiegare Tijuana, città simbolo della perdizione.

Ciò che percepisco è la totale mancanza di controllo del territorio, nonostante la presenza fisica della polizia per le strade della città.

DSCN0423

Vi sono gendarmi armati di coltello impegnati a tagliare le gomme di auto parcheggiate in divieto di sosta, ma, paradossalmente, non sembrano particolarmente interessati a criminali e venditori di morte che si aggirano indisturbati per le vie del centro città.

Le strade sono polverose, le case fatiscenti. Mi trovo a riflettere su quanto la geografia politica possa aver influito sul destino di quella gente: se la linea di confine fosse stata spostata di una decina di chilometri, forse oggi Tijuana sarebbe un’elegante città statunitense, alla stessa stregua della vicina San Diego… e invece la storia è andata diversamente!

Sull’argomento, qualche anno fa ho pubblicato su Tripadvisor una breve recensione in lingua inglese che ha ricevuto diversi consensi da parte di numerosi lettori: per chiunque sia interessato a quell’articolo, basta cliccare qui.

E’ ormai giunta l’ora di andare, ritorno sui miei passi in direzione della frontiera statunitense, e sulla strada mi accorgo di un grande cartellone in cui si ringraziano i visitatori e gli si augura che possano ritornare presto a Tijuana. Mi scappa un sorriso e scatto una foto…

DSCN0425

Alla barriera americana, questa volta, c’è un’ora e mezza di coda: i controlli certosini delle zelanti guardie americane (quelle stesse che all’andata non controllavano neppure i documenti), creano un fastidioso rallentamento. Vengo perquisito ed interrogato per circa dieci minuti all’Ufficio di Frontiera e mi viene richiesto di mostrare non solo il Passaporto, ma anche il Visto d’Ingresso. “That’s all right, thanks a lot” mi dice un giovane agente dopo aver verificato che tutto è in regola.

A poca distanza c’è il capolinea del pullman che mi riporterà a San Diego. Questo è solo uno spaccato di Messico, ma per una visione più ampia ed esaustiva di uno dei Paesi più belli al mondo l’appuntamento è rinviato… alla prossima occasione!

2 pensieri riguardo “Messico

  1. Ciao, Giovanni,

    sono David, dal Messico. Ho deciso di scrivere qui qualcosa dopo che ho letto il tuo articolo. Non conosco Tijuana, ma per ciò che hai visto e raccontato, inoltre a tutto quello che si dice qui in Messico, sembra veramente una città stressante, pericolosa. Forse qualche giorno verrai a Puebla e possiamo andare in giro.
    Spero che io non abbia fatto tanti errori.
    Ti saluto.
    Ciao 😉

    Piace a 1 persona

    1. Ciao David, ti ringrazio sia per questo contributo che per la mail privata che mi avevi inviato. Se un giorno verrò a Puebla sarà un grande piacere andare in giro per la città insieme a te. Complimenti per il tuo Italiano… è davvero buono! A presto 🙂

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close