Francia

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Si dice Francia e si pensa subito Parigi, l’equazione appare quasi scontata.

Eppure le cose non stanno esattamente così e dal mio punto di vista chi ha visto Parigi e non ha visto altro, non può dire d’aver visto la Francia.

Con questo non vorrei veicolare l’idea che Parigi non mi stia simpatica: tutt’altro. Voglio solo dire che forse negli anni la Ville Lumiere è stata un po’ troppo sopravvalutata a discapito di una provincia francese che sa regalare, invece, emozioni incredibili a tutti coloro che, magari dopo aver visto la capitale, decidano di gettare lo sguardo al di là delle solite piste così battute, da apparire persino banali.

Detto questo, Parigi la porto nel cuore, Parigi è stata la mia prima esperienza all’estero, Parigi è una città dove spesso sono tornato: tuttavia, ho come l’impressione che ogni volta che torno qui, per qualche strana alchimia, una piccola parte del mio originario entusiasmo lasci il posto ad una piccola dose di sovrana indifferenza.

Oggi, dopo aver viaggiato in lungo e largo per i cinque continenti e, soprattutto, dopo aver visitato alcune delle più belle città al mondo, quando torno a Parigi trovo una città sempre più caotica e disordinata, una città in cerca di una nuova identità e che non riesce a reggere il passo con altre grandi città europee, una città dove, in linea di massima,  la gente va troppo di fretta e lascia a desiderare in quanto a gentilezza e disponibilità, in breve… una città che sta perdendo appeal.

Non mi soffermerò sulla descrizione dei principali monumenti di Parigi, non parlerò dei suoi splendidi boulevard, dei suoi prestigiosi musei e di tutto ciò di cui tutti noi abbiamo già sentito parlare ovvero abbiamo avuto esperienza diretta, nella considerazione che, così come dicono le statistiche ufficiali del turismo italiano, Parigi è in assoluto la città maggiormente visitata dagli Italiani che si recano per la prima volta all’estero, seguita a ruota da Barcellona e Londra.

Vorrei solo soffermarmi su alcuni ricordi personali dei miei viaggi a Parigi, ponendo l’accento su taluni luoghi inediti di questa città o, comunque, poco conosciuti, che forse anche in ragione di ciò, ho particolarmente amato ed ancora oggi mi suscitano suggestione e nostalgia.

Seguendo l’esile filo della memoria, mi concederò il lusso di una piccola divagazione sul tema, prima di parlare di quella che, incredibilmente e direi anche fortunatamente, rimane quasi sconosciuta agli occhi dei turisti “mordi e fuggi”, nonostante (almeno a mio giudizio),  è da considerare la più bella fra tutte le piazze di Parigi: Place des Vosges.

Io credo che viaggiare non sia soltanto conoscere luoghi, ma anche incontrare persone e stabilire contatti con loro. Ero poco più di un ragazzo e, con la mia fidanzata d’allora, mi trovavo in Normandia per visitare quella che è definita unanimamente una delle sette meraviglie del mondo: l’Abbazia benedettina di Mont Saint-Michel. Per chi non lo sapesse (ma credo siano in pochi), si tratta di un complesso monastico che si erge sulla cima di un promontorio roccioso sul canale della Manica; il promontorio, in virtù dello straordinario fenomeno delle maree, si separa quotidianamente dalla terraferma, trasformandosi in un isolotto, e ciò, ovviamente, carica di ulteriore fascino la magia di un luogo già di per sé suggestivo ed evocativo.

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A Mont Saint-Michel strinsi amicizia con un’anziana coppia di viaggiatori venezuelani: lui, il marito, si chiamava Humberto, aveva circa 70 anni e laggiù, nel suo lontano Paese, era un grande proprietario terriero, nonché avvocato e professore universitario. Lei, la moglie, Maria, aveva una decina d’anni in meno del marito, due grandi occhi azzurri e modi gentili; su di lei risplendevano ancora i segni di un’antica bellezza.

Si mostrarono sin da subito molto cordiali con noi, decidemmo, quindi, di incrociare ancora le nostre strade visitando insieme i castelli della Loira. Infine ci ritrovammo a Parigi, dove Humberto, che era, peraltro, un profondo conoscitore della città, ci invitò a cena in un piccolo e delizioso ristorantino sotto i portici della meravigliosa Place des Vosges.

Il preambolo vuole essere anche un grazie postumo all’amico Humberto che, qualche anno fa, tradito da un cuore già allora malato, se n’è andato via.

Place des Vosges si trova al centro del quartiere Marais, il più antico, direi l’unico quartiere quasi interamente medievale di Parigi, rimasto sostanzialmente immune agli sventramenti della città subiti nei secoli successivi. La piazza, con la sua caratteristica forma quadrangolare, è circoscritta da alcuni degli edifici più belli di Parigi, sotto i cui porticati è possibile passeggiare tra negozi, atelier e gallerie d’Arte, oppure cenare in una cornice suggestiva, prenotando un tavolo all’aperto in uno dei vari ristoranti (di lusso). La foto qui sotto si riferisce proprio al ristorante in cui cenammo con Humberto e Maria…

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Al centro di Place des Vosges, a rendere ancora più appetibile la visita del luogo, un bellissimo giardino molto curato, un prato verde con sentieri di ghiaia e secolari alberi di tiglio. Se non volete svenarvi in uno dei ristoranti di cui sopra, vi suggerisco, almeno, di concedervi una pausa di relax e sedervi sullo splendido prato insieme a tanti giovani (soprattutto studenti del posto) che hanno fatto di Place des Vosges, negli ultimi anni, un punto di ritrovo.

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Continuando nella carrellata di luoghi (quasi) inediti da visitare nella splendida Parigi, non posso esimermi dal citare la Sainte-Chapelle, una piccola chiesetta, autentico capolavoro dell’architettura gotica (iscritta, peraltro, nella lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’UNESCO) che, pur essendo ubicata nel cuore di Parigi, proprio nell’Île de la Cité, a due passi dall’arcinota cattedrale di Notre Dame, viene misteriosamente ignorata da molti italiani che si recano a Parigi. (per orari e visite della Sante-Chapelle clicca qui)

Sfortunatamente la chiesa, dalla strada, è poco visibile, poiché si trova incastonata all’interno del complesso di edifici che fanno capo al Palazzo di Giustizia. Per individuarla occorre arrivare proprio dinanzi al grande cancello del Palazzo di Giustizia e proseguire sulla sinistra per circa venti metri: troverete una porticina facilmente individuabile, poiché nello spazio antistante vi è sempre una fila di persone che, in genere, aspetta il proprio turno prima di entrare; l’attesa può essere anche lunga poiché l’entrata è scaglionata (non più di quindici persone per volta) ed inoltre, vi sono anche rigorosi controlli al metal-detector, in quanto, come dicevo, la Cappella condivide l’area di accesso con il Palazzo nel quale si tengono i processi più importanti di Francia.

Una volta entrati lo spettacolo è mozzafiato…di quelli che non si dimenticano: le pareti sono interamente costituite da splendide vetrate sapientemente decorate, in cui, fra i tanti colori, prevalgono i toni del blu e del rosso. Lascio parlare la foto perché le parole, di fronte a tanta bellezza, potrebbero risultare superflue, se non addirittura vane.

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Ho citato poc’anzi l’Île de la Cité, che è forse da sempre, insieme a Place de la Concorde, gli ChampsÉlysées, l’Arco di Trionfo, Montmartre, il quartiere latino e la Tour Eiffel, uno dei luoghi più frequentati di tutta la città di Parigi, laddove migliaia di turisti si accalcano ad ogni ora del giorno, per tutti i giorni dell’anno. La posizione strategica dell’Île de la Cité, che (come tutti sanno) è un isolotto che sorge proprio nel bel mezzo della Senna, di fronte al quartiere latino, ha giocato certamente un ruolo importante nello sviluppo turistico dell’area. Tuttavia, l’aspetto poco gradevole di questo esasperato afflusso di persone è dato dal fatto che, passeggiando all’interno dell’isola, stretti nella morsa dei turisti, si avverta una sensazione tale a quella di cui si può presumibilmente fare esperienza, qualora ci si trovi nell’ora di punta, all’interno di un tram sovraffollato di Calcutta! Singolare è il fatto che un piccolo ponte (Pont Saint Louis) collega questa caotica isola con un’altra isola fluviale di Parigi, l’Île Saint-Louisincomprensibilmente snobbata dai soliti turisti frettolosi e frenetici.

Ecco, questo è il consiglio che, in tutta onestà mi sento di dare: attraversate quel ponte e dirigetevi con calma verso l’Île Saint-Louis. Scoprirete quanto sia piacevole venirci almeno una volta per fare una passeggiata fra le sue stradine in ciottolato, dove scovare ristorantini tipici, boulangerie, gelaterie, negozietti originali ma anche parecchi antiquari che vendono oggetti d’arte, suppellettili e via discorrendo. Staccherete la spina e vi sembrerà di entrare in un’altra dimensione, in una Parigi totalmente diversa, per niente caotica, dove le auto sono bandite al traffico e dove il silenzio regna sovrano. Vi sembrerà di essere tornati indietro nel tempo. Ed a proposito di gelaterie, per i più golosi, c’è un appuntamento da non mancare: Berthillon, la gelateria più antica e rinomata di tutta la città. Io ho provato la specialità della casa, il gelato al marron glacé…una vera delizia!

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Infine, prima di abbandonare definitivamente l’argomento “Parigi”, ci tengo a giustificare l’inserimento di questa foto del mio quadretto familiare, con alle spalle l’immagine un po’ iconica ed un po’ banale della Torre: in genere sono poco propenso ad indirizzare l’obiettivo verso me stesso; preferisco puntare la lente verso l’orizzonte. E sono ancora meno avvezzo a pubblicare scatti in cui gli attori protagonisti del viaggio, rubano la scena ai paesaggi. Questa volta ho fatto un’eccezione non per un’improvvisa e vacua debolezza, non per il soddisfacimento di un’ingiustificabile mania di protagonismo, ma solo per ringraziare pubblicamente un malcapitato turista coreano al quale, in quella circostanza, chiesi la cortesia di scattare la foto. Quell’uomo (piccoletto, un po’ tarchiato e non più giovanissimo), nel tentativo di cogliere la migliore inquadratura possibile, non esitò a sdraiarsi per terra, strisciando sull’erba del Campo di Marte, per poi rimanere bloccato al suolo a causa di una contrattura alla schiena! La scena che si presentò dinanzi ai miei occhi fu di quelle che definirei tragicomiche, l’imbarazzo fu tale che rimasi senza parole e, ad onor del vero, confesso che mi veniva anche da ridere: oggi, a distanza di anni, ho sentito il dovere di scrivere qualche riga sull’episodio, per saldare un debito ed esprimere tutta la mia riconoscenza e gratitudine a quel piccolo grande uomo…

Credo di poter dire di conoscere la Francia abbastanza bene, avendola visitata da nord a sud, diverse volte, anche se, in realtà, è sempre difficile poter dire di conoscere fino in fondo un Paese: i luoghi sono un po’ come le persone, più si frequentano e più si scoprono aspetti inediti e sino a quel momento sconosciuti.

Non potevo, comunque, chiudere questa monografia dedicata alla Francia, senza essermi prima soffermato, seppur brevemente, su altre tre regioni di questo splendido Paese che mi stanno particolarmente a cuore: l’Alsazia, la Provenza e la Camargue.

Un viaggio in Alsazia è, sostanzialmente, un viaggio nel cuore della storia, tra castelli fortificati, paesaggi sconfinati e piccoli villaggi con le case a graticcio. Se vi trovate lungo la valle del Reno, praticamente al confine con la Germania, non perdetevi una tappa di qualche giorno nella città di Colmar.

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Io ho soggiornato all’Hotel Turenne, un piccolo albergo appena fuori dal centro storico. Per le mie impressioni su questa struttura vi rimando alla recensione che ho pubblicato su Tripadvisor.

L’intera città è un vero gioiello: il centro storico presenta strade acciottolate su cui si affacciano edifici a graticcio del tardo Medioevo e del primo Rinascimento. Immancabile una passeggiata lungo il fiume, nel quartiere dei pescatori, interamente costruito sui canali e per questo conosciuto col nome di “Petite Venise”. Il canale è percorribile in barca e da questa prospettiva, le case variopinte di Colmar appaiono quasi fiabesche.

La Provenza è, invece, una regione nel sud-est del Paese, quasi al confine con l’Italia. Ho soggiornato per una settimana in un’antica masseria sulla strada di Saint Remy de Provence: Oustau de Mistrau. L’esperienza è stata indimenticabile, l’accoglienza dei proprietari estremamente calorosa e la posizione della casa (dotata di parco alberato e piscina privata) davvero strategica per escursioni in tutta la regione. (Per la mia recensione clicca qui).

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I luoghi da visitare in questa regione sono davvero innumerevoli, mi limiterò a suggerire una passeggiata fra i “Sentieri dell’Ocra” a Roussillon: si tratta di un percorso all’interno di un canyon tutto color ocra (con le sue diverse sfumature) che mi ha ricordato tantissimo il ben più conosciuto Bryce Canyon del Colorado, che avevo visitato molti anni prima. Si può scegliere tra due sentieri, tutti e due facili e adatti anche ai bambini: uno di trenta minuti e l’altro un po’ più lungo che ne richiede cinquanta. Mille sfumature dal rosso all’ocra caratterizzano tutto l’ambiente intorno: sembra davvero di essere fuori dal mondo. E se siete fortunati (come nel mio caso) e troverete bel tempo, il blu del cielo evidenzierà il contrasto e renderà tutto ancora più magico.

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Un consiglio pratico: attenzione agli abiti che indossate, in giro c’è ovunque una sottilissima polvere colorata che si attacca dappertutto!

Infine, abbinata alla Provenza, non fatevi scappare una visita ad un’altra regione fantastica della Francia Meridionale: la Camargue.

La Camargue rapisce il cuore per il carattere duro della sua natura, è una lembo di terra umida ai confini del mare, un immenso parco naturale selvaggio ed incontaminato, un tripudio di colori e di scorci inviolati, un’area protetta in cui l’uomo sembra essere solo un ospite temporaneo. Fra fenicotteri rosa che placidamente camminano nell’acqua, tori indomiti che pascolano nella brughiera e cavalli bianchi che vivono allo stato brado, questo fazzoletto di natura mi ha affascinato ed emozionato al tempo stesso.

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Da segnalare il paesino di Saintes-Maries-de-la-Mer, piccolo villaggio di pescatori nel cuore della regione.

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Durante la visita di quella pittoresca cittadina, mi ritrovai all’interno della bianchissima cattedrale cattolica, nella cui cripta sono custodite le sacre reliquie di Santa Sara la Nera, che, come mi spiegò, con estrema cortesia, un ragazzo rom che prestava il suo servizio nella chiesa, è considerata la protettrice di tutti gli zingari e i nomadi del mondo. Il ragazzo mi disse anche che ogni anno, nel mese di maggio, si perpetua da secoli un rituale in onore della Santa: gitani da ogni angolo del mondo si radunano festosi in quel luogo per venerare la loro patrona. Fu un racconto interessante che mi aiutò a capire meglio quella cultura ed a mettere da parte un po’ di pregiudizi nei confronti degli zingari, pregiudizi che, forse senza esserne pienamente consapevole, mi portavo appresso sin dalla mia giovinezza.

Ma questa è un’altra storia e magari prima o poi, su questo argomento, pubblicherò un articolo sul blog, condividendo con tutti quelli che avranno la bontà di leggerlo, il mio umile punto di vista.

5 pensieri riguardo “Francia

  1. Ciao Giovanni, Un altro articolo che mi ha piace. Bello in italiano e in inglese!
    La tua storia del turista coreano mi ha fatto ridere.
    Questi ricordi rendono il viaggio speciale! le mie esperienze in Francia sono limitate alla regione della Loira e a Parigi. Entrambi diversi.
    I tuoi articoli sono ancora difficili per me, ma sento che sono molto utili (ed belli)
    Lynne

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    1. Grazie Lynne, in questo momento mi trovo in Russia ed il tuo commento mi giunge, come sempre, particolarmente gradito..
      A presto 🙂

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      1. Ciao, Spero ti piaccia la Russia. Non vedo l’ora di leggere il tuo blog. 🙂

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  2. Ciao Giovanni, Sono appena tornato dalle vacanze in Francia, alla Provenza e la Camargue ed era deliziata a leggere il tuo articolo su questa zona.La mia amica italiana che vive in vicino di Montpellier era la nostra guida ed autista per un giorno e ci ha fare un tour fantastico giro la Camargue. I fenicotteri rosa, i aironi ed sì i cavalli bianchi ed i tori. Anche abbiamo visitato Saintes-Maries-de-la-Mer, e abbiamo visitato il catedrale bianco. Il contrasto tra l’architettura della città vecchio Aigues Mortes e la città dei più moderni Grande Motte dove ho pensato che l’edifici sembravano le navi. Come sempre il tuo articol è stato meraviglioso da leggere in particolare perché le immagini ancora sono così fresche nella mia mente. Buona sera Lynne

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  3. Sono contento che anche tu abbia avuto l’opportunità di visitare questi luoghi fantastici, il cui ricordo rimarrà per sempre indelebile nella mia mente.
    A presto e buona serata

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