Le luci di Teheran

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Un viaggio in Iran non rappresenta un semplice spostamento nello spazio fisico, un movimento da un punto all’altro del globo, alla conquista di nuove coordinate geografiche. L’Iran, o per meglio dire, la Persia, non è solo una bandierina da aggiungere alla mappa dei Paesi visitati intorno al mondo, giusto per il soddisfacimento di quell’inconfessabile narcisismo che, in fondo, sonnecchia sempre nell’animo di noi viaggiatori ed è pronto a far capolino, ogniqualvolta le circostanze ce ne offrano l’opportunità.

Un viaggio in Iran è ben altro, è un viaggio alla scoperta della magica atmosfera dell’antica Persia, un viaggio nella culla della storia, della cultura e della civiltà che ha plasmato il mondo moderno, un viaggio alla ricerca delle nostre stesse radici.

Dinastie, popoli e dominazioni hanno infatti, nel tempo, regalato alla Persia infinite testimonianze architettoniche che oggi formano una ricchezza inestimabile.

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Anche da un punto di vista naturalistico l’Iran offre moltissimo: un paesaggio variegato e multiforme che spazia da dune e bacini desertici ad aride catene montuose, da vallate verdi sino a dolci colline e laghi incantevoli; un paesaggio davvero emozionante, con zone inaccessibili dove l’aria, l’acqua e la terra si fronteggiano e si mescolano meravigliosamente, e dove l’uomo sembra poter trovare, finalmente, la sua pace, la sua armonia con la natura.

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Detto questo, è inutile negare che oggi, in buona sostanza, l’Iran vive sospeso nel forte contrasto tra le atmosfere magiche delle “Mille e una notte” da un lato, e l’attuale realtà della Repubblica Islamica dall’altro. E purtroppo, l’immagine che negli ultimi decenni l’Iran ha diffuso nel mondo è fatta, prevalentemente, di rivoluzioni, violenze e fanatismo religioso.

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Tuttavia, la rivoluzione iraniana rappresenta solo uno degli ultimi tasselli di una storia recente abbastanza tormentata che non può e non deve farci dimenticare le gloriose tradizioni di questo straordinario Paese, i cui segni sono rimasti indelebilmente scolpiti nei suoi straordinari monumenti architettonici, come Persepoli, Naqsh-e-Rostam, Pasargade, Isfahan ed altri ancora.

Senza alcuna pretesa di avventurarmi in improbabili revisionismi storici (che diventano ancor più ardui quando la Storia è storia recente), giova comunque ricordare che, molto spesso, l’immagine che ci si fa di un Paese (soprattutto quando questo è un Paese culturalmente lontano), è un’immagine umorale e subordinata ai condizionamenti politici ai quali, gioco forza, siamo inevitabilmente assoggettati. E così, a seconda delle circostanze, entrare o uscire dalla famosa lista nera dei Paesi canaglia è assai più semplice di quanto si possa credere e, talvolta, la discrezionalità dei giudizi, o meglio, dei pregiudizi, sono solo il frutto di speculazioni politiche contingenti piuttosto che di verità oggettive ed inconfutabili.

Le guerre (anche quelle ideologiche) sono sempre una preziosa manna per il capitalismo e per le potentissime lobby delle armi, colonne portanti delle nostre cosiddette “democrazie”. E se a qualcuno appaiono “necessarie” le guerre, a quegli stessi appaiono ancor più necessari i “nemici” da abbattere. Non a caso l’uomo dai capelli arancioni, durante la campagna elettorale alla Casa Bianca, si era subito affrettato a dichiarare che Barack Obama era stato troppo buono con l’Iran (così come, per la verità, anche con Cuba…). La strada, peraltro, era già stata tracciata dal suo predecessore repubblicano, che aveva scatenato una guerra contro l’Iraq del dittatore Saddam Hussein, raccontando al mondo intero la barzelletta delle armi di distruzione di massa che, ovviamente, non furono mai trovate da nessuno!

Mi permetto di dire che, a mio giudizio, sull’Iran (non solo alla corte d Trump), ci sia molta disinformazione e credo che occorra fare lo sforzo di sgombrare il campo dai pregiudizi, più o meno stereotipati e consolidati nella nostra mentalità di occidentali “democratici” e “liberali”, pregiudizi che pesano come un macigno sull’immagine negativa che ci siamo costruiti di questo Paese.

Innanzi tutto, a scanso di equivoci, è meglio chiarire subito che l’Iran non è un paese arabo. Gli iraniani non sono arabi ma persiani, popolazione di etnia indoeuropea che parla il Farsi, una meravigliosa lingua dai suoni particolarmente dolci e musicali. In parole povere: confondere un iraniano con un arabo sarebbe come scambiare uno svedese con un turco!

Più della metà del popolo iraniano ha meno di 30 anni, con un tasso di istruzione fra i più alti al mondo. L’istruzione obbligatoria è gratuita per tutti (come pure la sanità!) e, negli ultimi anni, è stata il volano dell’emancipazione femminile. Nelle Università iraniane il 54% degli studenti sono ragazze, per cui, oggi molte giovani donne sono ingegneri, avvocati, architetti, medici, etc…

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Pian piano la generazione “khomeinista” sta scomparendo e sta lasciando il posto ad una nuova generazione desiderosa di riappropriarsi del proprio futuro, soprattutto grazie alle donne, con buona pace di chi in Occidente agita il solito spettro del velo, come segno tangibile della condizione di inferiorità fisica e psicologica a cui l’universo femminile sarebbe da quelle parti sottoposto!

Qualche anno fa strinsi amicizia con una ragazza iraniana che, così come me, faceva parte di una community di persone di provenienza eterogenea, che avevano tutte quante in comune la passione per le lingue straniere e lo scambio culturale. La ragazza si esprimeva correntemente in un eccellente inglese e, in un pomeriggio d’inizio estate, durante una delle nostre piacevoli conversazioni, mi schiarì le idee sullo hijab è sulla sua origine.

Contrariamente a come molti di noi erroneamente pensano, il velo non è un’invenzione islamica, ma esisteva già parecchi secoli prima. Nell’era preislamica l’uso del velo era diffuso in tutto il Medio Oriente e veniva indossato soprattutto dalle donne più altolocate: lo scopo era infatti quello di segnalare le differenze sociali e marcare il confine tra sacro e profano. Ma questa tradizione non è puramente mediorientale. Anche nell’Europa dell’est, ad esempio, le donne hanno sempre portato un fazzoletto sui capelli ed ancora oggi, nelle chiese ortodosse, viene richiesto alle donne di indossare un foulard sopra la testa. A pensarci bene, persino in terra nostrana, fino a mezzo secolo fa, le donne avevano spesso l’abitudine di coprirsi il capo, quindi… chi è senza velo scagli la prima pietra!

Ricordo la serenità e la grazia con la quale la mia giovane amica sottolineava che, per la stragrande maggioranza delle donne iraniane, il velo non era affatto vissuto come una vessazione, ma era, invece, una libera espressione della loro cultura.

Affrontai l’argomento anche con Assim, un amico di Teheran che lavorava come ingegnere aerospaziale in Francia. Anch’egli, con la massima disponibilità e senza alcun livore, mi disse che, salvo esasperazioni (in un senso o nell’altro), il modo di vestire è una delle maniere, ma non l’unica, in cui ciascuno di noi declina il proprio modo di essere, alla luce della propria cultura. Mi raccontò che lui stesso, una volta superati gli anni dell’infanzia, non aveva mai più indossato un paio di pantaloncini corti (neppure in contesti informali) poiché, culturalmente, dalle sue parti, un tale capo d’abbigliamento è ritenuto inappropriato per un uomo adulto. Tuttavia, non aveva mai vissuto tale “regola” come una costrizione, ma come una libera scelta, probabilmente inconscia.

In fondo, sin quando un modo di abbigliarsi non sfocia nella palese provocazione, sin quando non urta la sensibilità altrui, dovrebbe poter trovare libero diritto di espressione in una società civile e matura…

Sempre al riguardo, Assim rincarava la dose sostenendo che un velo, posto a copertura dei capelli di una donna (persino a parziale copertura del viso) poteva anche esaltarne la femminilità accrescendone il mistero, certamente senza offendere la sensibilità di nessuno.

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Peraltro, se è vero che tante donne in Iran indossano il velo, è pur vero che molte di loro non appaiono afflitte o trasandate, anzi, al contrario, si vestono e si truccano sempre con estrema cura.

Di contro, a volerci riflettere bene, alcuni capi d’abbigliamento in uso in Occidente, talora sin troppo succinti, potrebbero risultare inappropriati, togliendo spazio al fascino ed al famigerato “sintomatico” mistero (assai caro al Maestro Battiato) che, in genere, sono ingredienti fondamentali nell’arte della seduzione. Un uomo che gira per le strade in tanga o una donna che si presenta al mattino in Ufficio con calze a rete, minigonna tigrata e scollatura vertiginosa, non sono il massimo del buon gusto, a prescindere da ogni considerazione in ordine alla libertà individuale che comunque, in ogni caso, trova limite nel rispetto e nella libertà degli altri, persino nella libertà di non essere sottoposti a visioni sgradevoli, inopportune e fuori contesto.

Diciamoci la verità: come in molti altri casi, il vero problema non è il velo, ma la nostra beata ignoranza sull’argomento, ignoranza che causa incomprensioni e confusione (come quella fra lo hijab e l’intollerabile burqa), nonché giudizi affrettati, spesso carichi d’odio.

È infatti tipico della nostra natura di conquistatori occidentali, pensare, con incredibile presunzione, che il nostro modo di vivere sia sempre e comunque il migliore. E la presunzione va perfettamente a braccetto con l’incapacità di ascoltare. La paura ed il disprezzo si nutrono di ignoranza. Ascoltare è, invece, il primo passo verso la libertà.

Certo, l’Iran rimane, comunque, un paese pieno di contraddizioni e poco proclive ad aprirsi tout court alle “novità” che arrivano dall’Occidente. Facebook, Whatsapp ed altre similari piattaforme multimediali a “stelle e strisce” non funzionano, giusto per fare un esempio, anche se, ad onor del vero, ho riscontrato limitazioni di tal genere, in giro per il mondo, in altri Paesi non allineati, a cominciare dalla splendida Cina.

In ogni caso, appare evidente che, nel prossimo futuro, l’Iran dovrà compiere alcuni decisivi passi in avanti se vuol fare davvero un salto di qualità, perché, a mio giudizio, l’evoluzione di un Paese deve sempre passare dalla concessione dei diritti fondamentali (politici e morali), dalla libertà di stampa e di opinione, dall’eliminazione della censura. Ma questo non vale solo per l’Iran, vale per tutti i Paesi (lo sapevate, ad esempio, che nella speciale classifica che misura l’indice della libertà di stampa fra gli Stati nel mondo, redatta ogni anno da Reporters Sans Frontières, l’Italia galleggia più o meno stabilmente in posizione intermedia, al pari di Paesi come Botswana e Burkina Faso, ben al di sotto della maggior parte degli altri Paesi europei?).

Tuttavia, al di là di questa digressione ed al di là del bene e del male, un viaggio in Iran è, in ogni caso, una sfida verso i pregiudizi, direi oltre il “velo” dello stereotipo.

L’Iran è stato per secoli un florido crocevia di culture, ma ancora oggi ha mantenuto intatta la capacità di stupire, per le inaspettate sorprese che offre ai suoi visitatori.

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Fortunatamente l’Iran non è stato ancora invaso dal turismo di massa, la globalizzazione è arrivata, ma trova un argine nel rispetto della tradizione. I legami sociali ed i rapporti umani ci riportano a un mondo antico, fatto di ospitalità, di sguardi e di tradizioni, un mondo misterioso e poco conosciuto, un mondo che regala emozioni intense.

L’Iran di oggi è un paese orgoglioso della sua identità e della sua storia. La cultura e la religione islamica non hanno prodotto una frattura col proprio passato, ma sono state assimilate in maniera originale, ereditando e facendo tornare a nuova vita l’arte e la tradizione preislamica: i talebani che mandano in frantumi i millenari giganteschi Budda, così come i fanatici dell’ISIS che distruggono la splendida Palmira, patrimonio UNESCO, non appartengono alla cultura di questo popolo.

Per tutte queste ragioni, l’Iran è una destinazione che merita certamente di essere visitata da un viaggiatore colto e curioso. Il turista mordi e fuggi deve, invece, volgere lo sguardo altrove.

L’Iran è un Paese che mi auguro ardentemente, presto o tardi, di visitare: l’Iran, infatti, è il primo Paese (e rimarrà forse l’unico) su cui ho deciso di scrivere un articolo, ancor prima d’aver avuto il privilegio di calpestarne il suolo. Ed ho scritto questo articolo, non solo lasciandomi guidare dalle emozioni del cuore (che la ragione, a volte, non comprende) ed ispirandomi alle letture che ho dedicato in passato al mitico Paese delle “Mille e una notte”, ma anche utilizzando informazioni di “prima mano” che mi sono state fornite da alcuni amici persiani, di cui ho anche fatto menzione in seno all’articolo, ed ai quali, colgo l’occasione, per esprimere il mio sincero ringraziamento per avermi aiutato a comprendere una terra di non facile comprensione.

L’Iran è un Paese di cui, come dicevo, non ho ancora calpestato il suolo ma è, tuttavia, un Paese di cui ho sorvolato i cieli e di cui rimane impressa nella mia mente un’immagine, a cui fa riscontro una foto un po’ sfocata che, a prescindere dalle imperfezioni “tecniche”, conservo nel mio hard disk personale come una delle foto più emotivamente coinvolgenti, della mia vita di viaggiatore.

Mi trovo a bordo di un Airbus A380-800, uno di quei giganti del cielo, prevalentemente utilizzati per rotte transcontinentali a lunga percorrenza. La prima tappa di questo esaltante viaggio sarà il sud-est asiatico, la meta finale sarà invece l’ultimo dei continenti che mi rimane da conoscere: l’Oceania.

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Un modernissimo schermo LCD multimediale a mia disposizione mi consente di vincere la noia delle tante ore di volo, ascoltando della buona musica, guardando qualche film e, di tanto in tanto, dando anche un’occhiata alla traiettoria di volo, giusto per avere un’idea approssimativa del tragitto percorso e di quello ancora da percorrere.

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Le ore trascorrono lentamente. Ho già regolato sin da subito le lancette del mio orologio al fuso orario del luogo di destinazione (come è mia abitudine nei voli transoceanici, anche al fine di ridurre, per quanto possibile, gli effetti negativi del jet lag).

Dopo parecchie ore, finalmente, riesco a prendere sonno e perdo la cognizione del tempo…

Un’assistente di volo, forse sin troppo zelante, mi passa accanto col suo carrello di vivande e mi chiede se desidero bere qualcosa; chissà, forse lei non ha ancora regolato le lancette del suo orologio, per me è notte fonda, per lei… evidentemente no!

Le lancio un’occhiataccia ed approfitto della “sveglia” imprevista per risintonizzarmi sulla rotta, giusto per capire dove sono. L’aeroplanino sul display LCD mi indica che stiamo sorvolando il cielo di Teheran. Sporgo la testa gettando lo sguardo al di là del finestrino ed in lontananza, nell’oscurità assoluta, scorgo un agglomerato di luci: le luci di Teheran!

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Non so spiegarne bene la ragione, ma la vista di quelle luci mi provoca una febbrile eccitazione mista ad una grande emozione. Faccio appena in tempo a prendere la macchina fotografica e scatto una serie di foto, tutte quante più o meno sfocate, ma poco importa… quelle sono le luci di Teheran e quelle luci non le dimenticherò più!

Il resto è solo una pagina del mio diario di viaggiatore che deve ancora essere scritta, è una pagina bianca tutta da riempire con un bagaglio di sentimenti forti che una Terra come questa un giorno saprà trasmettermi, una pagina su cui apporrò la parola fine solo al ritorno da quello che sarà il mio primo vero, grande ed indimenticabile viaggio in Iran.

Presto o tardi, chissà…

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33 pensieri riguardo “Le luci di Teheran

  1. Great informative post Giovanni. Just goes to teach us that we should not judge one country based on propaganda from another country. Thanks for sharing. Allan

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    1. Hey Allan,
      Thank you very much indeed for reading my post and commenting on it: that’s very kind of you!
      You know, I strongly believe that critical thinking and awareness can provide the best defense against falling into propaganda’s trap of conformity and ignorance.
      Bye, my friend and take care,
      Giovanni

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  2. Hai ragione Giovanni, il vero problema è l’ignoranza intesa come non conoscenza dell’argomento e, quindi incompetenza, che talvolta sfocia in maleducazione. Noto sempre più di frequente il voler partecipare a dibattiti che affrontano i temi più disparati quando, invece, sarebbe così semplice non aprir bocca. Hai toccato diversi argomenti in modo magistrale, come sempre mi viene spontaneo dire. Uno in particolare, forse quello che più direttamente tocca ogni viaggiatore, ha come tema il modo di vestire e, quindi, l’indossare il velo. Ognuno, in ogni paese, dovrebbe essere libero di indossare ciò che crede purché non venga pregiudicata la libertà di colui che guarda. Poi, se nel paese ospitante ci sono delle regole di comportamento, credo sia giusto osservarle. Per esempio, non mi sognerei mai di entrare in una chiesa con il cappello in testa o con un abbigliamento indicente; allo stesso modo mi levo le scarpe se decido di visitare una moschea. Spero un giorno di visitare l’Iran, un Paese che mi ha sempre affascinato proprio perché lontano dal nostro modo di fare e di essere…

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    1. Condivido pienamente la tua analisi, lucida ed esaustiva, che impreziosisce questa pagina del mio blog.
      Fammi sapere quando parti per l’Iran… magari ci vediamo là 😉

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  3. Ti auguro di visitarlo presto! Bellissimo articolo Giovanni 🙂

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    1. Ciao Simona,
      Sei sempre molto gentile ed io sono particolarmente gratificato dal fatto che tu abbia letto, condiviso ed apprezzato il mio articolo su un Paese carico di fascino e cultura come l’Iran.
      Ti auguro una splendida giornata,
      A presto 🙂

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      1. Anche a te auguro una splendida giornata ❤

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  4. Ich habe den Iran besucht. Ich habe die Geschichte studiert und ich kann nur jeden raten dieses große Land zu besuchen. Viele Personen die dieses Land besucht haben, erzählen von den glücklichen und gastfreundlichen Menschen. Ich kann das nur bestätigen. Mir bricht immer das Herz, wenn ich aus Israel, oder den U.S.A. Kriegsdrohungen gegen dieses Volk höre. Es ist trotz der großen Gebirgs- und Wüstenflächen wunderschön. Man kann es nicht mehr vergessen.
    Ho visitato l’Iran. Ho studiato storia e posso solo consigliare a tutti di visitare questo fantastico paese. Molte persone che hanno visitato questo paese parlano delle persone felici e ospitali. Posso solo confermarlo. Il mio cuore si spezza sempre quando sento minacce di guerra contro questo popolo da Israele o dagli Stati Uniti È bello nonostante le grandi aree montuose e desertiche. Non puoi dimenticarlo.
    https://flowerywallpaper.com/2016/06/06/rundreise-durch-persien-6-000km-mit-dem-bus/

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    1. Ti ringrazio molto per questa testimonianza diretta che ci offri sull’Iran e sulla sua gente.
      Io ho sempre creduto che la conoscenza sia l’antidoto migliore per spezzare le catene della diffidenza, dei luoghi comuni e dei falsi stereotipi e tu, qualora ce ne fosse bisogno, me ne dai conferma.
      A proposito, ho visitato il tuo blog ed ho visto alcune delle tue foto in giro per il mondo: complimenti!

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  5. Ciao Giovanni, mi chiamo Bahram, sono uno studente iraniano e sono in Italia per 1 anno con borsa di studio.
    Ieri una mia amica qui a Torino mi ha fatto leggere tue bellissime parole su Iran e voglio dire GRAZIE in nome mio, di mia gente e di mio paese.
    Queste parole mi hanno fatto sentire meno solo e mi hanno aiutato a capire meglio che Italia è un grande paese perche ci sono molte belle persone come te, che pensano prima di parlare e vivono liberi da pregiudizio e ignoranza.
    Se e scritto in destino, spero che nostri cammini si possono incontrare in Iran, dove tu sarai sempre benvenuto.
    Love and Peace 🙏
    Bahram

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    1. Grazie Bahram,
      La gentilezza con la quale commenti il mio post non fa che confermare il mio pensiero sul popolo iraniano.
      Sono davvero contento che tu sia passato dal mio blog, impreziosendolo con il tuo contributo.
      Love and Peace to you too 🙏

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  6. Ciao Giovanni, È buono a leggere un altro dei tuoi articoli, ben scritto e come sempre stimolante. La storia dell’Iran è antica ma purtroppo è la storia più recente a cui la gente pensa. L’ignoranza può essere molto pericolosa e porta alla paura e alla sfiducia.
      Spero che tutto vada bene con te in questi strani tempi e un giorno sarai in grado di viaggiare di nuovo e visitare l’affascinante paese che ti ha impressionato così tanto dai cieli.
    Stai attento Lynne

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    1. Ciao Lynne,
      Era da un po’ che non avevo tue notizie e così, in quelli che tu stessa definisci “strani tempi” mi fa un grande piacere ritrovarti nel mio blog a commentare un altro dei miei articoli.
      Incrociando le dita, spero di riprendere presto il mio cammino per le strade del mondo e, naturalmente, auguro lo stesso anche a Te, conoscendo bene la tua grande passione per i viaggi.
      Take care and stay safe!
      Giovanni 😉

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  7. mira krizman 4 maggio 2020 — 9:18

    Wow, questo viaggio mi manca e spero prima o poi di riuscire a farlo! Grazie Giovanni per questo bellissimo articolo!

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    1. Grazie a te, per aver letto e commentato!

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  8. I didn’t know much of Iran until reading this post. Thank you for sharing.

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    1. Thank you so much for taking the time to read my post, by means of which you know something more about this beautiful country that I hope you can visit someday 🙂

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      1. Yes, I hope I visit the country–and others as well– someday. : )

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  9. Leggerti è viaggiare con la fantasia e scoprire cose nuove. Grazie 🙏

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    1. Sono io che ringrazio Te per queste bellissime parole che mi toccano il cuore
      Ti auguro una splendida serata!

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  10. Hai scritto un articolo bellissimo, e mi hai messo tanta, tanta voglia di vedere questi luoghi con i miei occhi.
    Unico punto su cui non mi trovo d’accordo è la questione della donna che portando il velo diventerebbe più misteriosa e a suo modo seduttiva/affascinante: a suo modo queste categorie rimangono nel giudizio della nostra apparenza, mentre mi piacerebbe che davvero non si pensasse mai (nello spazio pubblico, intendo :)) in primis nei termini di come appariamo allo sguardo maschile. Velo o calze a rete che siano. 🙂 Non potevo non commentare così 😜🐨

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    1. Ciao Lucy,
      Grazie per il commento ed anche per la tua giusta osservazione critica sul velo inteso come mero strumento di seduzione, che mi offre l’opportunità di chiarire ulteriormente il mio pensiero.
      La frase “incriminata” secondo la quale il velo dona “fascino e mistero” alle donne, così come sottolineo nel post, non è il mio punto di vista ma è quello di Assim, il mio giovane amico iraniano con cui ho avuto modo di discutere sul tema. Per quanto possa valere, ho avuto la sensazione che Assim abbia detto quelle parole senza alcuna malizia. Resta il fatto (e su questo siamo tutti d’accordo) che ogni individuo (uomo o donna) abbia il diritto di vestirsi come crede, non per compiacere agli altri, bensì per stare bene con se stesso. Tale diritto trova limite nel rispetto del comune sentire. Se da uomo, cammino nudo in centro città, oltrepasso i limiti del buon gusto (a prescindere dal fatto che questo mi possa far sentir bene…); se, invece, indosso una camicia da boscaiolo e degli stivali camperos, magari non sarà il massimo dell’eleganza, però non offendo nessuno e forse ci sarà anche una ragazza libera di pensare che quell’abbigliamento vagamente “casual” mi dona un’aria particolarmente affascinante 🙂
      Fatta questa doverosa precisazione, mi trovi perfettamente d’accordo con te: in specie nello spazio pubblico è sempre meglio rifuggire dai giudizi dell’apparenza e dalle trappole delle generiche categorie concettuali.
      Un caro saluto e grazie ancora

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      1. Grazie mille per questa bella risposta 😊
        Ps: camicie da boscaiolo forever!! 😄

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  11. Articolo molto bello. Visitai l’Iran nel lontano 1967 facendo l’autostop con il compagno di scuola all’età di 18 anni. (Siamo poi finiti a Katmandu). Tempi diversi certamente… Dell’Iran mi ricordo principalmente le moschee di Shiraz e Isfahan, i bei giardini del poeta Hafiz, Persepolis e il sorprendente cambio da deserto a foreste di verde arrivando sul mar Caspio. Vorrei certamente ritornarci!

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    1. Ciao Francis e grazie mille per aver condiviso il ricordo di quella meravigliosa esperienza di viaggio che hai vissuto in un momento storico particolare, in cui non credo si potesse viaggiare con la stessa relativa facilità con cui oggi ci si sposta da un continente all’altro. Forse per voi, giovani viaggiatori d’allora, c’era qualche difficoltà in più da affrontare, ma l’eventuale fatica (correggimi se sbaglio) veniva ampiamente ripagata da quella “poesia del viaggio” che, purtroppo, l’industria milionaria del turismo, nell’era della globalizzazione di massa, ha definitivamente spazzato via.
      Chissà… magari, se e quando ne avrai voglia, potrai postare sul tuo blog il racconto di quell’avventura ormai lontana nel tempo. Nel caso, fammi sapere, sicuramente leggerò il tuo articolo con grande interesse!

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  12. Mi sei piaciuto, Giovanni!
    Hai detto cose giuste e le hai detto con garbo ed equilibrio.
    Continuerò a seguire il tuo blog

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    1. Grazie Veronica, onorato di tale attenzione.
      A presto!

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  13. Un saluto.. buona giornata Giovanni 🙂

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    1. Grazie Simona,
      Un caro saluto anche a te.
      A presto 🙂

      Piace a 2 people

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