Le radici del fanatismo

In un mio articolo recentemente pubblicato sul blog avevo posto l’accento sul fatto che generalmente, viaggiare ci rende più flessibili poiché ci abitua a vedere le cose con occhi nuovi, ci aiuta a conoscere gli altri ed a relazionarci meglio con loro, metabolizzando le differenze etniche e culturali. Il viaggio, quindi, può concretamente rappresentare una sorta di antidoto al fanatismo che è quasi sempre il figlio prediletto dell’intolleranza congiunta alla mancanza di conoscenza.

Prendo semplicemente spunto da questa premessa per analizzare, in questo nuovo articolo, una questione, quale quella del fanatismo, che pur non essendo direttamente correlata alla tematica del viaggio, oggi più che mai appare di estrema attualità.

In linea di principio, direi che il fanatico è un uomo che non ha alcun dubbio: ha un’incrollabile fede in qualcosa! Il problema è che, sfortunatamente, il fanatico si riconosce in modo così incondizionato al suo credo, da ritenere opportuno difendere rabbiosamente le sue posizioni, mostrando estrema intolleranza verso ogni idea differente dalla propria.

Appare superfluo sottolineare che il fanatismo si può esprimere in ogni campo, persino nei più futili o ameni (come, ad esempio, nel mondo del calcio dove l’idiota di turno identifica nei tifosi della squadra avversaria dei nemici da abbattere) ma è in campo religioso che, purtroppo, la storia ci insegna, questo fenomeno ha trovato le sue espressioni più gravi e sanguinose.

Dal fanatismo religioso, il passo verso l’integralismo è davvero breve, poiché l’integralista, in buona sostanza, è un fanatico che pretende di applicare la propria ortodossia all’intera vita politica e sociale, aspirando ad un’inquietante sovrapposizione tra i principi della religione e quelli che regolano la vita pubblica.

Molte persone in occidente credono che il fanatismo sia un problema che riguardi esclusivamente la religione islamica: ovviamente non è sempre così! I fanatici si trovano dappertutto anche se, ad onor del vero, bisogna riconoscere che a partire dalla fine degli anni ’70, il fondamentalismo islamico si è imposto all’attenzione del mondo, essendosi contraddistinto con atti di violenza particolarmente gravi ed eclatanti.

Ogni volta che, puntualmente, si verifica un grave attentato, una strage di matrice fondamentalista islamica, mi trovo a riflettere su due aspetti che, rappresentano, a mio giudizio, le due facce di una stessa medaglia:

  • da un lato la certezza assoluta di chi si imbottisce di tritolo ed al grido di Allah akbar si fa esplodere in un mercato, di chi si lancia a bomba alla guida di un camion travolgendo inermi passanti, di chi indirizza un aeroplano contro un grattacielo;DSCN45858741
  • dall’altro lato la certezza non meno assoluta di chi ritiene, qualunquisticamente, che l’unico antidoto per fermare la violenza altrui, sia quello di rispondere con altrettanta violenza, di chi, sull’onda emotiva di eventi drammatici, anziché “sospendere il giudizio”, anziché tacere per un attimo (non solo per rispetto dei morti, ma anche perché il silenzio, in certi casi, è propedeutico alla riflessione), si lascia andare a frasi scomposte e concitate, non perde mai l’occasione per aizzare la “bestia dell’odio” che dorme in ognuno di noi.DSCN369854

Fatte, ovviamente, le debite distinzioni fra vittime e carnefici, credo, tuttavia, che occorrerebbe cambiare radicalmente il modo di affrontare la questione, occorrerebbe rimettere in discussione tutto, bisognerebbe fermare la spirale di violenza, anziché alimentarla agitando persino, (come periodicamente accade), lo spettro di una nuova e definitiva guerra “intelligente” contro il “nemico”.

Non mi risulta che nessuna guerra (neppure la cosiddetta guerra “intelligente”), abbia mai risolto i problemi del mondo, anzi, ha spesso aperto nuovi scenari di instabilità, gettando le basi per conflitti futuri.

Ho come l’impressione che anche noi che, a giusta ragione, ci definiamo vittime, tuttavia, a modo nostro, siamo ancorati alla nostra verità, siamo sensibili al nostro dolore (ma solo al nostro, non a quello dei civili che morivano in Iraq sotto le bombe “intelligenti” degli americani), non abbiamo mai alcun dubbio sulla follia degli altri e sulla nostra bontà. Anche noi, a modo nostro, rischiamo di scivolare sul piano inclinato dell’intolleranza.

Le certezze incrollabili (anche le nostre) gettano sempre ulteriore benzina sul fuoco del fanatismo: per mantenere una posizione lucida ed equilibrata ritengo, invece, opportuno continuare a porsi delle domande, continuare a dubitare.

Come diceva lo scrittore fiorentino Tiziano Terzani in una toccante lettera indirizzata ad Oriana Fallaci all’indomani dell’attacco alle Torri gemelle “non si tratta di giustificare o di condonare, ma di capire”.

Bisogna capire, perché a mio avviso il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando, eventualmente, le ragioni che li rendono tali.

Il tema è complesso e di difficile soluzione. Mi sono mosso in una sorta di campo minato, consapevole di non avere offerto una chiave di lettura esaustiva. Tuttavia, pur nella difficoltà oggettiva di trovare la “parola che squadri da ogni lato”, ho voluto fornire ugualmente un piccolo spunto di riflessione, ho voluto instillare una goccia di dubbio, con la speranza che il dubbio contribuisca ad abbassare i toni, permettendoci di anelare, magari, ad un mondo più giusto, un mondo dove chi ha già tanto si cominci a preoccupare, o meglio, ad occupare, di chi, invece, non ha nulla.

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11 pensieri riguardo “Le radici del fanatismo

  1. bellaitaliailblog 28 giugno 2018 — 11:08

    Dalle tante stragi cui ho assistito da spettatore (tranne una, 23 luglio 2005 Sharm el sheihk dove purtroppo mi trovavo) ho come l’impressione che il fanatismo religioso sia solo un paravento. È l’economia, è la sete di potere, l’arroganza di pochi, in primis le multinazionali e i loro interessi a generare, o meglio a fomentare l’odio e di conseguenza la voglia di vendetta.
    Mi spiego. Se i sopracitati mettono gli occhi su un business, fanno di tutto per averlo. Costi quel che costi. Anche con l’aiuto degli Stati e dei loro apparati di intelligence che creano ad arte il terreno fertile affinchè le multinazionali arrivino e con poco prezzo si portino via ciò che serve.
    Prendiamo ad esempio le famose armi chimiche di Saddam. Da ciò che ho letto, sarebbero stati gli stessi americani a venderele al dittatore iracheno, contemporanente e in regime di “sanzioni internazionali” verso il nemico Iran, vendevano all’ayatollah armi per neutralizzare gli effetti di un attacco chimico.
    La controinformazione della Cia ha fatto il resto.
    Ci siamo trovati a bombardare il popolo iracheno inerme e indifeso con le più evolute armi mondiali. È ovvio che questi covino vendetta e, con ciò che hanno a disposizione …sparano.
    In questo caso con gli attacchi kamikaze e attentatori imbottiti di esplosivo.
    Poi chi mi dice che le persone arrestate e portate a Guantanamo non siano in realtà state reclutate e addestrate per compiere questo tipo di attentati e destabilizzare qualche democrazia occidentale per mettere al potere gente più accondiscendente verso certi uomini d’affari?
    Ti sembra giusto che Monsanto (o forse adesso il colosso chimico Bayern) detenga il monopolio dei semi mondiali e che il contadino sia costretto ad acquistare solo da loro e solo a determinate condizioni il seme per i suoi campi e al raccolto questi non possa trattenerne una parte da utilizzare alla prossima semina? Mi raccontava un contadino che da x chili di semi acquistati per la semina, debba corrispondere y raccolto. Se ne deriva una quantità inferiore potrebbe essere accusato di furto. Ti sembra normale? Così si genera anche un’altro tipo di odio, il più pericoloso, ovvero quello per fame. Io multinazionale che voglio impossessarmi dei tuoi terreni faccio in modo che il tuo raccolto vada perduto. Di conseguenza sul mercato arriverà meno prodotto, verrà sfamata meno gente e quando arriva la fame… La gente arriva ad odiare chi ha cibo e ad uccidere. Potrei farti cento mila altri esempi, ma forse ho letto troppi libri di fantascenza.

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    1. Non credo che tu abbia letto troppi libri di fantascienza: credo, invece, che una realtà così complessa ed articolata ci imponga di riflettere con maggiore senso di responsabilità sulla questione, accettando sempre col beneficio d’inventario quelle mezze verità costruite “ad arte” dai mezzi d’informazione tradizionali (spesso asserviti ai dettami dell’establishment), con l’unico scopo di manipolare l’opinione della gente.
      Viaggiare è, per l’appunto (come tu stesso dimostri), uno dei metodi migliori per acquisire sempre notizie di prima mano e contro-informazioni (alternative a quelle di “sistema”), che ci aiutano a sviluppare una maggiore coscienza critica.
      E così, a titolo esemplificativo, qualche anno fa, ascoltando un indigeno inuit della Groenlandia, presi consapevolezza del fatto che il divieto generale di importare prodotti derivati dalla foca, introdotto nel 2010 dall’Unione Europea, su sollecitazione degli attivisti del benessere dei piccoli cuccioli di foca (divieto che ci ha messo tutti a posto con le nostre coscienze e ci ha fatto sentire tutti un po’ più buoni), ha avuto un impatto catastrofico sull’economia di sussistenza di tutte le comunità costiere di quella fredda isola artica.
      Il nostro intervento ha salvato i piccoli cuccioli delle foche, ma ha ridotto all’indigenza migliaia di persone (tra le quali “cuccioli” d’uomo), alterando inesorabilmente un equilibrio, un ecosistema secolare, presso le comunità Inuit.
      Pare che le scuse ufficiali al popolo Inuit siano arrivate persino da Greenpeace, ma questo poco importa; non mi risulta, infatti, che si sia mai lavorato seriamente per varare delle misure economiche per salvare i bambini Inuit dalla fame ed al tempo stesso, magari in secondo luogo, salvare anche le foche… ma questa è un’altra storia!
      E che dire, allora, della tragedia che si consuma in Africa, all’ombra di decine di guerre dimenticate da noi occidentali, perché politicamente ed economicamente irrilevanti e su cui, quindi, su un piano giornalistico, è “tecnicamente” possibile (seppur moralmente esecrabile) stendere un velo, che definirei, impietoso?
      Ancora una volta il dubbio m’assale: qual è la verità? Quella che ci viene propinata ogni giorno attraverso la radio, i giornali, la televisione, quella che sentiamo dire al vicino della porta accanto, al collega di lavoro, al salumiere, oppure quella che affiora alla nostra coscienza, dopo aver analizzato criticamente la realtà che ci circonda ed aver dubitato di essa?
      Un grazie sincero per il tuo condivisibile punto di vista e per l’attenzione che hai dedicato al mio articolo.

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      1. bellaitaliailblog 28 giugno 2018 — 15:56

        Purtroppo la verità non la conosceremo mai. Questa è la verità

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  2. Tolleranza zero verso fanatici ed estremisti

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    1. Credo che l’espressione “tolleranza zero” sia carica di un significato negativo che mal si concilia con un atteggiamento di sereno equilibrio che si rende necessario quando si riflette ed argomenta su questioni delicate quali quelle legate ai pericoli della deriva estremistica della società. Detto ciò, comprendo il tuo punto di vista e ti ringrazio per il contributo.

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  3. Concordo al 100 percento con tutto quello che hai scritto

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  4. Sta sempre crescendo una variante di fanatismo nel mio paese, Inghilterra. E non ha niente da fare con la religione. Si dichiara semplicemente con una parola ‘Brexitismo’ che non è altro che una risurrezione di nazionalismo. ‘Ripristinare il controllo della nostra nazione’, ‘la volontà del popolo inglese’, frasi che risuonano nel parlamento di Westminster sono minacciosamente simili a quelle usate da un certo ex-austriaco quando divenne cancelliere nel 1933. Il Regno Unito potrebbe essere chiamato ora il Regno Disunito. La Scozia non ne vuol sapere di uscire dall’unione Europea…per non parlare dell’inizio di nuovi disturbi basati sulla frontiera tra le due Irlande. La cosa più tragica del Brexitismo, però, è la divisione che ha causato nelle famiglie e nelle amicizie. Una volta era normale che ci furono discussioni politiche amichevoli nella società. Ora tutto è diventato polarizzato. Perfino i vecchi partiti politici di sinistra e di destra sono divisi internamente. Non c’è più dibattito razionale. E questa mancanza di dibattito è sempre segno scuro di un possibile scioglimento nelle grandi tradizioni democratiche delle quali una volta il mio paese era fiero e delle quali altri paesi erano invidiosi.

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    1. Non bisognerebbe mai abbassare la guardia poiché (come la storia ci insegna) il rischio di scivolare sul piano inclinato dell’intolleranza e del fanatismo (non solo religioso) è sempre latente, in ogni tempo e ad ogni latitudine.
      Ti ringrazio molto per la tua lucida e condivisibile analisi 🙂

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  5. bellissimo articolo! ti ho letto con gusto!

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      1. mi piace leggere cose buone e dirlo!!!

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