Il piccolo venditore di specchietti colorati

E’ inutile negarlo: ci sono alcuni luoghi che portano sulle spalle il fardello di innumerevoli stereotipi e pregiudizi che, a torto o a ragione, a volte ci entrano nella testa senza bussare, senza permetterci di ragionarci sopra…
Poi arrivi lì e ti si apre un mondo. Un mondo fatto di accoglienza e sorrisi, di persone che si fermano ogni qualvolta non riesci a trovare la strada. Un universo fatto di parole dette non necessariamente da chi mira a venderti qualcosa, ma da chi vede in te un ospite. Perché in Marocco l’ospitalità è sacra, intoccabile. E la parola “benvenuto”, non solo in francese ed in arabo, ma anche in inglese e persino in italiano, è senza dubbio il termine che è più spesso arrivato alle mie orecchie in quei dieci giorni trascorsi in Marocco.

Poi, naturalmente, c’è l’altra faccia della medaglia, fatta di bambini costretti a lavorare come schiavi o a chiedere l’elemosina per strada, di trappole per turisti, di effimero interesse travestito da falsa gentilezza…

La medaglia ha sempre due facce: sta al viaggiatore decidere a quale delle due attribuire maggior valore!

Il mio tour in Marocco, partendo dalla moderna e cosmopolita Casablanca, prevedeva la visita delle cosiddette “città imperiali”: Rabat, Meknes, Fes e Marrakesh attraverso un itinerario dal fascino senza tempo, ricco di spiritualità e di storia; un viaggio incredibile in una terra accogliente e stimolante, da sempre sospesa nell’immaginario collettivo tra mito e realtà, immersa in un’atmosfera misteriosa e leggendaria al tempo stesso.

Non mi dilungherò sulla descrizione di questi luoghi, di cui ho già ampiamente parlato nell’articolo dedicato al Marocco, presente nella sezione del blog riservata a “i miei viaggi” (clicca qui); sfogliando l’album dei ricordi, mi limterò, invece, a raccontare del mio incontro con Nurdìn, un piccolo venditore ambulante di specchietti colorati, conosciuto per caso, mentre passeggiavo per la kasbah di Marrakech, un incontro ancora vivido nella mia memoria, un incontro che ha lasciato una traccia indelebile nell’angolo più recondito del mio cuore.

Nurdìn aveva non più di nove o dieci anni, probabilmente non aveva mai messo piede in una scuola, eppure parlava correntemente numerose lingue tra cui l’arabo (ovviamente), ma anche il francese, l’italiano, l’inglese e lo spagnolo. Per Nurdìn parlare, comunicare con la gente, significava “sopravvivere” e, pertanto, in virtù dell’enorme motivazione, aveva fatto dell’arte di saper parlare una reale tecnica di sopravvivenza.

Feci amicizia con lui, mi fece da guida per i vicoli della kasbah, mi raccontò di lui e dei suoi sette fratelli ed alla fine mi fece dono di sei specchietti colorati, presi tra quelli che teneva dentro lo zaino che portava in spalla. “Non voglio soldi per questi” disse, “tu amico e questo è un regalo”.

Dovetti insistere non poco per convincerlo ad accettare, in cambio, tre o quattro dollari; mi accompagnò sino a quando risalii sul bus che mi avrebbe riportato in albergo e sulla strada del ritorno, seguì di corsa il mio bus per qualche tornante, continuando a sorridere e ad agitare la sua piccola mano in segno di saluto.

Non l’ho più visto da allora ma, confesso che ogni tanto penso ancora a Nurdìn; oggi sarà un uomo e mi chiedo chissà se la vita gli ha dato in dono ciò che meritava di ottenere… ogni tanto ci penso, apro il cassetto della credenza di casa e riguardo ancora una volta quei sei specchietti colorati che custodisco come uno dei ricordi più preziosi della mia esperienza di viaggiatore.

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23 pensieri riguardo “Il piccolo venditore di specchietti colorati

  1. Il Marocco è un posto a mio parere unico, e Marrakech mi è rimasta nel cuore più di ogni altro viaggio!

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    1. Sono assolutamente d’accordo con te: Marrakech è una città dall’atmosfera magicamente coinvolgente, una città che dopo averla conosciuta ed amata… non è più possibile dimenticare!

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    1. Grazie Petra e complimenti per il tuo blog: ne ho appena letto qualche pagina e ne sono rimasto subito entusiasta 🙂

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      1. Ti ringrazio, troppo gentile, cerco soltanto di essere autentica e trasmettere anche il mio entusiasmo di vivere e la mia curiosità. Grazie di seguirmi, ricambio davvero volentieri. In ogni caso ho appena aperto anche un profilo Twitter se ti va seguimi, oppure se hai un profilo tu dimmi che ti aggiungo. https://twitter.com/DiariodiPetra

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  2. gabriellaquintini 13 giugno 2018 — 7:15

    Hello Giovanni,
    Thankyou for this article.

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    1. Hello and thank you for taking the time to read all my articles: that’s always very kind of you.
      Have a good day!

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  3. Mi hai fatto commuovere leggendo la storia del piccolo Nurdin. Mi chiedo anch’io chissà che fine abbia fatto, ma sono sicura che se oggi potesse leggere il tuo articolo ne sarebbe molto felice. Grazie

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    1. Grazie a te Annalisa ed a tutte le altre persone che seguono il mio blog e che trovano interessanti i miei articoli.
      A dire il vero non mi aspettavo un tale riscontro… sono sorpreso (e forse anche un po’ imbarazzato).
      Grazie ancora per il tuo lusinghiero commento e spero di ritrovarti presto sul blog 🙂

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  4. Non c’è cosa più bella di conoscere, e fare amicizia, con i locali. Chissà se anche Nurdin non si ricordi di te!

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    1. Già… chissà? Lo spero! Ad ogni modo sono pienamente d’accordo con te: viaggiare non è solo visitare luoghi, ma anche interagire con gli altri e fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare…

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  5. Che bella storia, Giovanni 🙂

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    1. Grazie Chiara,
      sono contento che tu sia passata dal mio blog e che ti sia piaciuto il mio articolo

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  6. Il dono della comunicazione è meraviglioso. Hai avuto una esperienza che
    ha allargato la tua mente e ha toccato il tuo cuore. Dopo averlo letto, mi ha toccato anche il cuore.

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    1. Le tue bellissime parole mi fanno davvero piacere e mi incoraggiano ad andare avanti, continuando a scrivere e condividere con Te e con gli altri lettori, alcune delle mie più significative esperienze di viaggio.
      Un sincero ringraziamento per l’attenzione con cui segui assiduamente il mio blog!
      Giovanni 🙂

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  7. Questa è una storia dolcissima, una di quelle che da sola giustifica un intero viaggio. Fortunato te ad averla vissuta

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    1. Sì, in effetti un viaggio talvolta si può giustificare anche grazie ad incontri con persone come il piccolo Nurdìn che, con la loro estrema semplicità, ti spiegano il senso della vita facendoti capire in un momento molte più cose di quelle che si potrebbero apprendere nei libri di scuola.
      Un caro saluto anche a te Marina e buon weekend

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    1. Thanks Raja, I’m really flattered by your comment… it means a lot to me!

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  8. Emiliano Giudice 24 gennaio 2019 — 11:22

    Un racconto di esperienza di viaggio di rara poesia: grazie per avere condiviso

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    1. Grazie a te Emiliano… e grazie anche a tutti gli altri lettori che hanno espresso il loro sincero apprezzamento per questo articolo nel quale ho rispolverato un antico ricordo di viaggio che custodivo nel mio cuore

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