La sfida della differenza

In questo articolo desidero approfondire un aspetto correlato alla passione per il viaggio, che ritetngo essere non di secondaria importanza: il viaggio è una sfida al confronto e mette alla prova la nostra capacità di relazionarci col diverso da noi.

In genere, chi non viaggia, è chiuso all’interno del suo microcosmo, mostra naturale diffidenza nei confronti degli altri, reputa le differenze etniche, culturali o religiose come potenzialmente pericolose, ha una percezione del mondo molto lontana dalla realtà, filtra le informazioni che riceve su usi e costumi diversi dai propri attraverso opinioni preconcette, ed utilizza semplicistiche scorciatoie mentali per giustificare il pregiudizio che, per l’appunto, è solo un’opinione senza giudizio.

In buona sostanza, chi non viaggia non ha alcuna conoscenza diretta degli altri e, basandosi quasi esclusivamente sul “sentito dire”, spesso giudica e condanna, nel goffo tentativo di mascherare l’insicurezza e la paura.

Einstein diceva che è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio e credo avesse ragione: le opinioni fondate sul pregiudizio non soltanto sono le più difficili da sradicare, ma spesso, sono quelle sostenute con maggiore ottusa violenza.

Ed infatti, il passo dal pregiudizio alla discriminazione razziale è davvero molto più breve di quanto si possa pensare: il razzismo, sostanzialmente, consiste nel manifestare diffidenza e poi disprezzo per le persone che hanno caratteristiche fisiche o culturali differenti dalle nostre.

Il razzista è, in primo luogo, un ignorante, un uomo che non conosce il mondo e che, di norma, non ha viaggiato; in secondo luogo soffre del complesso di inferiorità, oppure, alternativamente, del complesso di superiorità: a prescindere da tale sottigliezza psicologica il razzista rimane, comunque, un complessato ed il suo “disturbo mentale” lo porta a manifestare disprezzo nei confronti del diverso, disprezzo che talvolta, può sfociare nella collera se non, addirittura, nella violenza bieca.

Il razzista ha paura della diversità, ha paura dello straniero, soprattutto se questo è più scuro e più povero di lui ed è sempre convinto che la propria razza sia bella e nobile, mentre le altre siano brutte, sporche e cattive.

Infine, il razzista non è capace di liberarsi dalle catene dei luoghi comuni, si crea degli stereotipi mentali, procede per categorie astratte e non riesce più ad operare le necessarie differenziazioni che, invece, vanno sempre fatte, volta per volta, da individuo ad individuo.

A mio giudizio, per superare la barriera del razzismo bisogna imparare a conoscersi gli uni con gli altri, bisogna parlare, comprendere e condividere, bisogna, soprattutto, capire che le differenze devono sempre essere interpretate come un inestimabile segno di bellezza, come valore aggiunto e mai come disvalore.

Non a caso si dice che viaggiare sia fatale ai pregiudizi, ai bigottismi ed alle menti ristrette: in fondo, si viaggia non semplicemente per cambiare località, ma anche per conoscere e cambiare opinione sulle cose e sulle persone.

Ed ecco perché, in questo senso, il viaggiare può rappresentare un valido antidoto al razzismo, poiché viaggiando si ha la grande opportunità di cogliere le differenze e comprenderle, di conoscere meglio gli altri e conoscendoli si supera la diffidenza nei loro confronti.

Viaggiando si esorcizza, quindi, l’atavica paura nei confronti dell’altro ed in tal modo, si supera anche la paura di se stessi.

Viaggiando, abituiamo il nostro cuore alla tolleranza poiché, mediante il viaggio, alleniamo la nostra mente a superare frontiere che, il più delle volte, non sono politiche e geografiche, ma, sostanzialmente, ideologiche.

Un detto giapponese dice “il giorno che smetterai di viaggiare, sarai arrivato”.

Io ho ancora voglia di migliorarmi e so per certo che dovrò viaggiare ancora un po’ prima di diventare migliore di ciò che sono, tuttavia, ho già imparato qualcosa dai miei viaggi… ho imparato a tacere, ad ascoltare e, soprattutto, ho imparato a comprendere un po’ meglio il punto di vista degli altri.

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8 pensieri riguardo “La sfida della differenza

  1. Giovanni, hai scritto veramente un bell’articolo. Condivido in pieno tutto quello che dici. Io penso che i razzisti siano solo dei deboli che hanno paura di se stessi prima ancora degli altri

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    1. Ti ringrazio per il contributo e mi fa piacere che condividi il mio punto di vista.

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  2. Molto interessante: mi piace!

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    1. Grazie Giada, continua a leggere i miei articoli!

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  3. Se è vero che viaggiando si conoscono meglio gli altri, è vero anche che una volta conosciuti, gli altri possono rivelarsi peggiori di quello che pensavamo, possono non piacerci. E questo non ha nulla a che vedere col razzismo.

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  4. Giovanni, è proprio vero: più ci si conosce gli uni con gli altri è più si accorciano le distanze e si superano le diffidenze reciproche. Chi vive di pregiudizi è solo un poveraccio e non se ne rende conto!!!

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  5. Indeed, travel (and I refer to travel to experience new cultures, not just the beach) makes us better people, more understanding and tolerant for others and their situations.

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    1. Thanks a lot for enriching my blog with your words of wisdom: I get your point and totally agree with you!

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