Intercultura e progetto Erasmus

In questo articolo parlerò di due progetti che ormai da decenni costituiscono una grande opportunità per i giovani provenienti da ogni parte d’Europa e desiderosi di intraprendere un valido percorso di scambio culturale: mi riferisco ai viaggi di Intercultura ed al progetto Erasmus.

Come viene detto nella stessa home page del sito ufficiale della Fondazione Onlus di Intercultura, questo tipo di esperienza è, sostanzialmente, “una sfida, un percorso educativo che contribuisce alla crescita individuale”.

Abbracciare tale progetto significa scegliere di arricchirsi culturalmente, mediante scambi con più di sessanta Paesi nel mondo.

La fondazione, per i pochi che ancora oggi non ne fossero perfettamente al corrente, nasce con lo scopo di sostenere il dialogo tra le culture e gli scambi internazionali fra i giovani. Si propone, quindi, lo sviluppo di ricerche, programmi e strutture che aiutino le nuove generazioni ad aprirsi al mondo ed a vivere da cittadini consapevoli e preparati in una società muticulturale.

Intercultura offre a tutti i ragazzi di Liceo, in una fascia d’età compresa fra i 15 ed i 17 anni, la possibilità di essere accolti presso una famiglia di un altro Paese e di frequentare per un intero anno scolastico la scuola di quel Paese.
A prescindere da dove il giovane andrà, si misurerà con una cultura diversa, e più diverso sarà il luogo dove andrà, più si metterà alla prova, stimolando la curiosità e stravolgendo le sue abitudini.

Chiaramente, i programmi di studio all’estero sono a concorso e vi sono dei colloqui da sostenere con i volontari dell’Associazione, al fine di ottenere la fatidica borsa di studio. Fra i titoli prioritari (ma non esclusivi) che vengono presi in considerazione, vi sono la motivazione del ragazzo ed il suo rendimento negli ultimi due o tre anni scolastici.
L’anno frequentato all’estero viene, ovviamente, riconosciuto dalla scuola italiana ed anzi, recentemente, il nostro Ministero competente ha ribadito che tali esperienze di studio all’estero vanno considerate “parte integrante dei percorsi di formazione e di istruzione”.

Alla stessa stregua di Intercultura, ma in ambito universitario, ormai da decenni si impone a livello internazionale il cosiddetto progetto “Erasmus”, un programma di mobilità studentesca creato alla fine degli anni ottanta.

Il progetto dà la possibilità ad uno studente europeo di effettuare in una università straniera un periodo di studi (generalmente un anno), legalmente riconosciuto dalla propria Università. I posti, ancora una volta, vengono messi a concorso, ed una volta prescelto, lo studente, nel primo semestre relativo all’anno accademico successivo a quello in corso, potrà volare alla volta del Paese di destinazione, otterrà un contributo per le spese, potrà sostenere esami nell’Università ospitante, facendoseli poi riconoscere al suo ritorno nella propria Università.

Anche gli studenti non prescelti in prima battuta, spesso riescono ad agganciare un “treno utile” mediante una sorta di “ripescaggio” che consente loro di ripiegare su destinazioni per le quali siano pervenute poche richieste.

In pratica, il progetto offre l’occasione a tanti ragazzi di vivere all’estero, per la prima volta nella loro vita, in maniera del tutto indipendente e, per questa ragione, è diventato un vero e proprio fenomeno culturale, molto popolare fra gli studenti universitari europei.

Il principio che vige in questo tipo di progetti di cui si è parlato è sempre lo stesso: “chi è chiuso nella gabbia di una sola cultura è in guerra col mondo, e non lo sa”; parafrasando, chi si sente a disagio fuori dal proprio Paese e fuori dalla propria lingua madre, è solo un comprimario inefficace nel mercato globale.

A mio giudizio, infatti, non si può capire il mondo se si rimane chiusi all’interno del proprio giardino, se non si è in grado di viaggiare e di vedere la realtà da molte prospettive, se non si interagisce con le culture altrui, se non si percepisce, pur nella consapevolezza delle differenze più evidenti, lo stretto legame tra gli abitanti di tutti i Paesi del mondo che scaturisce dal senso di appartenenza al medesimo genere, alla grande famiglia del genere umano.

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