Turisti o viaggiatori?

Nell’era della globalizzazione e del turismo di massa, degli aerei low cost e delle prenotazioni a portata di “click”, ho come l’impressione che, da un lato, si siano accorciate le distanze fra i luoghi, dall’altro però, si tenda sempre più spesso a banalizzare se non, addirittura, a volgarizzare l’idea del viaggio, a fare di esso un’esperienza, sostanzialmente, effimera e superficiale. In quest’ottica si gioca tutta la partita tra il turista ed il viaggiatore.

Sebbene, in relazione a questa tematica vi siano diverse correnti di pensiero, sebbene qualcuno sostenga che, in fondo, non esiste una reale distinzione fra queste due categorie di persone e, pertanto, a torto o ragione, a prescindere dalla tipologia di viaggio che si intraprende, tutti coloro che si allontanano da casa con una valigia in mano possano essere definiti indifferentemente turisti o viaggiatori, esiste, tuttavia, a mio avviso, una differenza fondamentale tra il turista ed il viaggiatore: il turista acquista un prodotto, un pacchetto preconfezionato e specificato in ogni dettaglio da parte di un’industria multi milionaria che mercifica l’idea del viaggio, il viaggiatore, invece, pianifica a livello del tutto individuale e si incammina per un sentiero spesso inesplorato, certamente pieno di incognite, con l’animo predisposto ad accettare qualsiasi cosa potrà capitargli, sia essa emozionante, divertente, gratificante ma, all’occorrenza, persino sgradevole.

Il turista va in vacanza alla ricerca di cibo, relax e comodità; il viaggiatore, invece, cerca un orizzonte senza limiti, sente il sapore della libertà (che si accompagna sempre al brivido dell’imprevisto), subisce il fascino dell’ignoto, della vita senza il superfluo: non è un caso ma, in genere, chi parte sentendo il bisogno di portare con sé più di una valigia non è un viaggiatore…è semplicemente un turista.

I turisti, spesso, non sanno neppure dove stanno andando o dove sono stati. Il turista, di norma, focalizza quasi esclusivamente sulla meta del viaggio e sulle eventuali opportunità di “divertimento” che questa meta può offrire, ma trascura il percorso che porta alla meta, raggiunge frettolosamente la sua destinazione e si gode l’esperienza, tutto il resto non conta. Il problema è che vivere un’esperienza di tal tipo attraverso il filtro del viaggio organizzato, attraverso la lente deformante dell’industria del turismo, dove l’imprevisto è solo un ostacolo da evitare e dove non c’è spazio per l’improvvisazione, impedisce di cogliere il vero spirito che dovrebbe caratterizzare un’esperienza di viaggio autentica.

Di contro, a mio giudizio, il senso del viaggio sta invece proprio nel viaggio, nel piacere della scoperta, nel fermarsi per assaporare il suono del silenzio ma anche, all’occorrenza, per ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare. E di tutto ciò il viaggiatore, a differenza del turista, è pienamente consapevole.

Tuttavia, non voglio esprimere un giudizio di merito, non voglio dire che le persone migliori viaggiano mentre le peggiori, anziché viaggiare (nel senso nobile del termine) si limitano a comprare un pacchetto tutto incluso e garantito. Voglio solo sottolineare la netta linea di demarcazione tra due diverse filosofie, senza per questo voler denigrare i croceristi o gli amanti dei villaggi turistici “all inclusive”, né, tanto meno, incitare nessuno a viaggiare da solo in Mozambico, in Sudan, o in qualunque altra zona del mondo ad alto rischio, mettendosi nei guai per il puro gusto di sentirsi ad ogni costo un “vero viaggiatore”.

Mi chiedo soltanto se abbia alcun senso comprare, ad esempio, pacchetti turistici “garantiti” nella convinzione che possano metterci al riparo da ogni “pericolo”, che possano offrirci “relax” e “sicurezza”, quando, invece, le cose, purtroppo, possono accadere ovunque, persino dietro casa se non, addirittura, all’interno delle stesse mura domestiche e nessun uomo, in nessun luogo, può mai sentirsi del tutto esente dal rischio. Mi chiedo, ancora, se valga la pena immolare sull’altare di un presunto “relax” e di una presunta “sicurezza” (che in realtà non può essere garantita a nessuno e da nessuno) la gioia che scaturisce da un viaggio libero ed indipendente che, come qualcuno ha detto “comincia laddove il cuore si espone al vento della paura”.

Voglio sfatare un luogo comune: il viaggio non deve essere necessariamente rilassante, la presunzione di onniscienza sorta con Internet ha generato l’erronea ed arrogante convinzione secondo cui lo sforzo fisico del viaggio è diventato superfluo. Il viaggio, invece, deve essere, in primo luogo, adrenalinico, deve trasmettere un’emozione, deve mettere alla prova la nostra capacità di mollare tutto almeno per un po’, deve essere supportato da quella forte spinta motivazionale che ci consenta senza rimorso, di disconnetterci dalla vita quotidiana e di vivere una sensazione di straordinaria libertà. Solo così facendo potremo dire di essere viaggiatori e non vittime compiacenti dell’industria del turismo.

Bisognerebbe prepararsi alla scoperta, leggere qualcosa di bello sui luoghi da visitare, ritrovare la “poesia del viaggio…”.

Ed è proprio “la poesia” ciò che viene meno nell’approccio turistico al viaggio. 

Il turista va in giro seguendo piste battute (i cosiddetti “percorsi turistici”), scatta “selfie” da “postare” su “facebook” per dimostrare a migliaia di “amici”, più o meno virtuali, quanto si diverta in vacanza; diversamente, il viaggiatore va in giro per vedere il mondo, punta l’obiettivo della macchina fotografica verso il paesaggio e non verso se stesso, segue percorsi alternativi, a volte persino nella completa solitudine, fiducioso che ogni strada, anche la meno battuta, conduca sempre a qualcosa, ed è pronto a perdersi, nella consapevolezza che ciò lo aiuterà a ritrovare se stesso.

In ultima analisi, il turista segue la via più facile, la strada asfaltata, il viaggiatore, invece, ama scoprire per conto proprio, rompe gli schemi ma, alla fine, arriva ovunque.

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18 pensieri riguardo “Turisti o viaggiatori?

  1. Condivido pienamente il tuo punto di vista: siamo sempre meno viaggiatori e sempre più turisti “mordi e fuggi”

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  2. Credo che un viaggio debba essere considerato, in primo luogo, un momento di crescita e solo in secondo luogo un’occasione di divertimento: altrimenti mi sembra una cosa riduttiva

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  3. Hello dear friend, is a pleasure for me to visit your blog, is good and i think that is the best in the life your experence, I from Colombia and welcome to my country, we have many place of to visit and to know. Bye man!

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    1. Hi Julio and nice to hear from you! I’m sure your Country is amazing and…why not? Hope to visit it sooner or later. Thank you very much indeed for your comment. Take care

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  4. Ciao Giovanni, non mi convince la distinzione che fai tra i viaggiatori (che ti stanno simpatici e che secondo te sono solo quelli che partono da soli) e i turisti (che ti stanno antipatici e che sempre secondo te sono quelli che fanno i viaggi organizzati). Io penso che se uno ha visitato mille paesi diversi con un gruppo organizzato non può essere liquidato con l’epiteto di turista, per me anche quello è un viaggiatore.
    Detto questo, il sito è ben fatto e lo leggo spesso e volentieri

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    1. Ciao Donatella,
      Ti ringrazio per il contributo e per i complimenti che rivolgi al mio blog che, essendo uno spazio aperto e libero, accoglie con piacere ogni punto di vista. Approfitto della circostanza per chiarire meglio il mio pensiero. Io non credo che la partita tra viaggiatori e turisti si giochi sul numero dei Paesi visitati; non è una gara a chi viaggia di più!
      Ciò che fa la differenza è la condizione mentale, lo spirito con cui ci si accosta al viaggio.
      Ma questa è solo la mia opinione 🙂

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  5. I turisti non portano nulla di buono: inquinano, disturbano e foraggiano le multinazionali

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    1. Beh, ad onor del vero la tua posizione mi sembra un po’ troppo radicale…
      Comunque, grazie lo stesso.

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  6. “il viaggiatore ama scoprire per conto proprio, rompe gli schemi ma alla fine arriva ovunque…”.
    Le belle parole con cui chiudi questo articolo sintetizzano perfettamente lo spirito del “viaggiatore” che si contrappone in maniera netta rispetto a quello del semplice “turista”.

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    1. Grazie Katia, continua a seguirmi sul blog!

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  7. Ho avuto una discussione con il mio amico su questo argomento circa una settimana fa. Questo è stato in sintonia con il nostro viaggio in agosto e su come abbiamo diverse nozioni sui viaggi e sulla ricerca della felicità sulla strada, anche nelle cose più semplici che arrivano inaspettatamente. Sono più simile al viaggiatore, mentre i miei amici sono più come turisti. Quando viaggio, viaggio per l’esperienza, per i ricordi, per i momenti che passeranno solo una volta, non per le cose materiali che potrei comprare e andare a casa.

    There is so much fun and learning about getting lost in an unfamiliar territory. And being able to subject yourself to an experience that is new to you is a life lesson you would not just find anywhere else.

    Questo è molto ben scritto, Giovanni. Complimenti! 🙂

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    1. Complimenti anche a te Maricel, non solo per ciò che dici ma anche per la maniera in cui riesci ad esprimere perfettamente il tuo pensiero in una lingua (l’Italiano) che, pur non essendo la tua lingua madre, sai utilizzare davvero molto bene. Ti ringrazio anche per aver condiviso il mio pensiero sulla contrapposizione fra turisti e viaggiatori.
      Hope to hear from you soon. Take care!

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  8. Ciao Giovanni ,
    Un altro articolo interessante, meravigliosamente scritto e stimolante. Sono arrivata nella città ed certo voglio per vedere i siti famosi, forse mi hanno ispirato a visitare in primo luogo. Ma presto mi ritrovo camminare “off the beaten (tourist) track’, Alla fine del giorno ho camminato molti chilometri mangiare e shopping come i locali ed incontrali anche.Ho una domanda, perché spendere soldi per viaggiare e parlare solo inglese, mangiare cibo inglese e rimanere nel complesso alberghiero. potresti anche restare a casa. Per favore, scusami i miei errori in italiano che sto ancora imparando.

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    1. Ciao Lynne e grazie per il tuo prezioso contributo.
      Non ti preoccupare dei tuoi piccoli errori perché questi sono un prezzo inevitabile da pagare tutte le volte che ci rimettiamo in gioco e ci accingiamo ad imparare qualcosa di nuovo. Ti assicuro che anche i più esperti poliglotti all’inizio del loro percorso di apprendimento facevano un sacco di errori; di contro, se si rimane condizionati dalla paura di sbagliare, alla fine si rischia di non imparare nulla…
      Parafrasando Oscar Wilde, nella vita, è proprio attraverso i nostri errori che facciamo esperienza 🙂

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  9. Ciao,
    Mi presento: sono una viaggiatrice e una turista nonchè una crocierista. Vorrei vedere tutti i luoghi che non conosco e anche rivedere tutti i luoghi che ho già visitato e che mi sono rimasti nel cuore.
    Non credo nelle distinzioni nette: io sono, come detto, una crocierista, ma la crociera è un viaggio che si può vivere in mille modi diversi, c’è chi lo sceglie per mangiare a volontà e andare in discoteca tutte le sere dopo aver bevuto un cocktail in ogni bar e aver giocato al casinò. C’è chi come me non mette quasi piede nè nei bar nè tanto meno in discoteca perchè la mattina si alza all’alba (a volte anche prima per poterla fotografare sul mare) per scendere appena la nave attracca in porto e ama visitare il più possibile del luogo in cui si trova, facendo necessariamente delle scelte perchè il tempo è quello che è, ma risalendo in nave. Mi ritrovo nell’immagine del viaggiatore che fotografa i luoghi che visita, e non nel turista che si scatta selfie davanti al monumento famoso.
    Sono una turista, perchè ogni tanto qualche giorno in un hotel termale in pensione completa mi soddisfa molto.
    E sono una viaggiatrice perchè le guide turistiche sono i miei libri preferiti, quando visito un luogo o una città li eviscero completamente, tanto che una coppia di miei amici che vive a Vienna (lei italiana, lui nato e cresciuto a Vienna) si sono stupiti del fatto che io conoscessi più aspetti di loro della città.
    Mi piace comunque il tuo atteggiamento positivo nell’accettare chi la pensa diversamente da te.

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    1. Ciao Maggie e grazie per il tuo commento che mi giunge particolarmente gradito.
      Nonostante non abbia mai fatto una crociera in tutta la mia vita, tuttavia non escludo che anch’io, un bel giorno, mi troverò a bordo di uno di quei giganti del mare. Non ho una concezione “manichea” del viaggio: ognuno si costruisce il viaggio nella maniera a lui più congeniale e ciascuno di noi, a seconda del momento contingente, può preferire una formula di viaggio rispetto ad un’altra. In passato, ad esempio, partivo zaino in spalla e dormivo nei campeggi e, talvolta, persino all’aperto, sotto il cielo stellato. Oggi questa formula non mi interessa più… ma non la rinnego! Detto questo, mi sembra evidente che ciò che caratterizza il viaggiatore sia proprio lo spirito con cui si mette in viaggio, a prescindere dal mezzo o dalla maniera con cui realizza il suo viaggio. Nel tuo caso specifico, come tu stessa dici, ami visitare il più possibile, leggi guide monografiche e ti documenti a fondo sui luoghi da esplorare, mentre, sempre per tua stessa ammissione, prendi le distanze da serate danzanti, cacce al tesoro e aperitivi rinforzati. Sono certo che ogni tanto, quando scendi a terra, non rinuncerai al piacere di un ristorantino dove assaggiare la vera cucina locale, magari rinunziando ben volentieri a quei mega buffet impersonali che si consumano a bordo del bastimento! Il tuo spirito è quello del viaggiatore… non del turista. La nave da crociera per te è solo un mezzo, non il fine! Viceversa, senza voler criminalizzare nessuno, è chiaro che l’esperienza del viaggio viene inevitabilmente svilita se non, addirittura, banalizzata.
      Mi sembra di poter dire che, da questo punto di vista, la pensiamo esattamente alla stessa maniera 🙂

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  10. Bravo, bell’articolo! Ho parlato anche io di questo argomento nel mio blog… È un tema al quale sono particolarmente attaccata, essendo una viaggiatrice a cui piace andare in giro ad esplorare e conoscere! I miei viaggi sono fatti di giornate lunghe ed intense all’insegna della scoperta e niente mi manda più in bestia di gente superficiale e banale che afferma di essere stato ovunque, ma chiaramente senza aver visto niente.

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    1. Ciao Kristina,
      mi fa davvero piacere che tu abbia apprezzato il mio articolo 🙂

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